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FIAT: poteva andare peggio

By Fabio Sallustro at Nov 03, 2012


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3 novembre 2012

Kappler, nel marzo del '44, organizzò ed eseguì (con l'importante ausilio del questore di Roma) il tristemente famoso eccidio delle Fosse Ardeatine. Per ognuno dei 33 tedeschi morti si decise che sarebbero stati uccisi 10 italiani.

 

Da questa premessa possiamo dedurre che sono stati fatti dei passi avanti.

Molti passi avanti.

 

In una diversa epoca, con diversi attori, avremmo potuto leggere: "19 reintegrati? E io ne licenzio 190. O perché non 1900? Per ogni reintegrato io ne caccio 100."

E' vero, non si tratta di uccidere.

In fondo qua si parla solo di gettare in un baratro di disperazione 19 persone, 19 famiglie.

Ma mica gli spariamo a 'sta gente.

E soprattutto il rapporto per adesso è 1 a 1.

Insomma, va tutto alla grande.

 

La fiat ufficialmente non potrebbe permettersi, nello specifico stabilimento, di assumere 19 persone quando comunque dovrebbe, secondo accordi, reinserirne circa 2300 entro luglio del 2013.

Si afferma che tale scelta sia dettata dal mercato dell'auto ma immagino che persino la dirigenza Fiat, al momento di valutare la stesura del (secondo) comunicato stampa , si sia fatta una grossa risata.

 

Così alcune volte, per cercare il "mostro", non è necessario andare lontano: basta solo leggere le notizie ed eleborarle.

E' vero che in epoca di crisi è facile ridimensionare, che quando la popolazione si avvicina o raggiunge (ma non supera) la soglia della fame, la disposizione alla sottomissione aumenta perché si cerca di conservare il poco che si ha.

Ed è altrettanto vero che negli ultimi 10 anni abbiamo assistito ad un così feroce smantellamento dei diritti sociali conquistati che alcuni gesti adesso non ci traumatizzano più di tanto.

 

Ma un altro passo è stato fatto in una precisa direzione.

 

In una palese manifestazione di diritto del lavoro una realtà aziendale, giuridicamente in torto, dovendo subire una sentenza a sfavore decide di reagire annullando matematicamente il torto: voi vincete sul piano della legalità?

Beh, non ci interessa.

Abbiamo altre strade. E se anche queste non risultassero legali (la legge prevede infatti che per ottenere l'indennità si sia in possesso di almeno 12 mesi di anzianità aziendale di cui almeno sei di effettivo lavoro. Nella newco di Pomigliano, invece, le prime assunzioni sono state effettuate a novembre 2011.) non importa.

I tempi dell'uomo, del dramma che vive quando viene licenziato non seguono i tempi del reintegro.

 

 

Com'è stato possibile?

In realtà è stato semplice:  è bastata la connivenza dei governi -presenti e passati-, le continue aggressioni allo statuto dei lavoratori, il servilismo di alcuni sindacati (un esempio potrebbe essere l'ultima intervista al TG3 fatta da Bonanni) ed ecco il risultato.


Ed ovviamente quel pizzico di lucida, fredda arroganza del capitano Marchionne.

Si, perché quello che colpisce maggiormente è che in questo contesto abbiamo visto per la prima volta in diretta nazionale una ritorsione esplicita: voi avete alzato la testa e noi vi puniamo.

Come se davvero non si parlasse di persone ma di numeri: non importa, come quando o dove, ma basta solo che la mia volontà venga rispettata.

Oltre lo stato e le sue leggi, oltre gli uomini e i loro volti.

Molto oltre.

 

Stupisce ed agghiaccia non solo che vengano calpestate le esistenze degli individui ma che la reazione di disprezzo aziendale si estenda allo stato in modo tanto manifesto.

O almeno dovrebbe stupire fino al momento in cui si osserva la reazione dello stato stesso.

 

Passera segnala che la mossa della Fiat non gli piace ma precisa che "si tratta di una libera azienda e se la vede al suo interno". Libera quanto potrebbe esserlo un'azienda che ha ricevuto i finanziamenti della FIAT.

La Fornero, che invece ha coraggio da vendere, invita la Fiat a "soprassedere" in vista di un più ampio dialogo.

Si rammarica inoltre "dell'assenza di una posizione comune da parte sindacale".

Salvo non specificare che tale unità sindacale si sarebbe dovuta cercare prima, in altri tempi, prima di cacciare la FIOM e costringere gli operai a "scegliere" con quale pistola togliersi la vita.

Ai tempi il governo attuale non era in carica.

Ma gli effetti delle promesse di allora li abbiamo ancora sotto gli occhi.

Fabbrica Italia?

Come sta andando? O meglio, come non sta andando?

 

Dunque cosa resta?

Marchionne in Italia è come un re Mida al contrario: dove passa lui arriva la depressione e i flop non si contano. Promette nuovi investimenti che dovrebbero darci la sicurezza che le cose miglioreranno: è solo necessario ridurre ancora un po' il potere dei lavoratori.

Non credo ci siano soluzioni indolore e non ho alcuna certezza.

Idee poche ma confuse, direbbe qualcuno.

 

Ma dopo aver contato i suoi successi in italia, dopo aver preso atto delle sue capacità di mantenimento della parola data, dopo averlo visto in azione quando le cose non vanno a modo suo, dopo tutto questo forse mi farei delle domande. E la risposta, comunque, adesso come allora, non sarebbe "Marchionne".

 

 

Nota 1: precedentemente ho scritto "per la prima volta una ritorsione esplicita". Non è propriamente vero. Sempre la Fiat in tempi recentissimi davanti ad una sentenza che obbligava al reintegro di tre operai ingiustamente licenziati ha preferito pagarli per restare a casa.

Ma come?

Il mercato dell'auto in quel caso stava andando a gonfie vele, al punto di poter pagare persone perché restassero a casa?

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