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Fabio Sallustro's Blog

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Bio: I've been somewhere. Now I live near Milan. In Italy.     (More)

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La violenza sui deboli

By Fabio Sallustro at Dec 21, 2009


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Piazza Fontana

Ho avvertito la tensione come fosse qualcosa di reale.
Era nei volti dei manifestanti, negli occhi celati oltre il casco di protezione dei poliziotti.
L'ho avvertita in modo così concreto perchè quella tensione era anche dentro di me.


Ho urlato slogan e intonato canzoni.
Mi sono esaltato ed ho gioito quando gli uomini in uniforme sono stati richiamati.
Mentre la piazza tornava al popolo non potevo fare a meno di cantare "Bella ciao!"


Non posso dire se sia stato giusto ma è accaduto.
Quella rabbia adesso è difficile descriverla, persino ricordarla.
Ma era là e l'ho avvertita.


Ci sono stati alcuni momenti, quando la polizia sfilava tra i due blocchi di folla, ci sono stati alcuni secondi sospesi.
Da un lato qualcuno dei civili avrebbe volentieri allungato un paio di pugni ai militari in ritirata, dall'altro invece ho esteso le mie braccia facendo in modo che, per la parte di tragitto che dovevano fare per andare via, non venissero colpiti da altri.
Ma l'ho fatto per proteggerli o per farli andare via prima?

Cosa sta succedendo?
La tensione sale e gente come me, poco avezza alle manifestazioni, poco propensa alla collettività, incapace di essere profondamente altruista, si trova ad essere parte di un tutto al quale non aderisce completamente.
Non sono un no-global.
Non arrivo dai centri sociali.

Il clima si sta surriscaldando.
I discorsi dei politicanti sono sempre più feroci.
I mugugni del popolo iniziano ad essere sempre meno sussurrati.
E gente come me, che un giorno non faceva altro che scrivere, comincia ad alzarsi più spesso dal terminale.

Sono un prodotto emotivo di una campagna ben orchestrata che vuole che il popolo reagisca secondo gli interessi dei differenti potenti in conflitto?

Lo sono.
Lo sono eccome.
Sono il risultato delle loro manovre, dei loro giornali, delle loro ingiustizie, delle loro leggi.
Del loro razzismo.

Sono un personaggio come molti, consapevolmente manovrato.
Alla fine sono solo diversi limiti, soglie diverse di accettazione.
Tanti che prima di me scrivevano hanno abbandonato da un pezzo la tastiera per ribellarsi.
Per molto meno.
Per cose molte più giuste.
Ho incontrato persone cresciute a pane, ideali e manifestazioni di protesta.
Gente fantastica.

Sono solo livelli diversi, ingiustizie diverse che alcune volte si accettano e altre volte ci indignano.
Dove culture differenti ci hanno portato ad accettare qualcosa in più o qualcosa in meno.

E in quella manifestazione la mia rabbia è stata frutto pianificato di un clima che porterà allo scontro.
La mia emozione di allora è stata il miglior biglietto da visita per il prossimo inverno.
Così ho due amici che non si sono ancora alzati ma hanno la lucidità sufficiente per analizzare quanto accade senza concedere spazio alla speranza.
Ho due amici che forse non la pensano come me ma spesso sanno cosa è giusto difendere.
Loro alle manifestazioni non ci vanno, da quanto so io.

Tutti noi abbiamo accanto persone migliori di quanto forse potremo mai essere noi stessi.
Non fanno le nostre scelte e sanno argomentare le proprie.

Ma i destinatari di quella manifestazione, i destinatari del gesto contro Berlusconi, anche loro due sono tra quelli.
Loro vivranno le conseguenze mille volte e mille volte ancora fino a quando la loro lucida analisi verrà cancellata dall'indignazione,
fino a quando non necessariamente con una manifestazione ma magari con una semplice firma, fino a quando non saranno schierati (anche se, per fortuna, già lo sono)
E sarà un bene.


Desmond Tutu diceva che "se sei neutrale in una situazione ingiusta allora stai dalla parte dell'oppressore"
L'oppressore in questo momento non è un solo uomo... no, l'oppressore in questo momento è oltre la metà di un popolo che legittima un governo razzista, classista e privo di qualunque giustizia.
Un popolo che legittima il proprio isinto predatorio premiando i più avidi e crudeli.


E io so perfettamente che la mia indignazione, che le mie ricerche parallele per la verità, che i miei tentativi di comprendere,
so perfettamente che anche tutto questo è previsto.
E' scritto nella storia come lo è per quei due miei amici.
E' banale rendersi conto di essere strumenti in mano di diversi potenti che di volta in volta quando si combattono decidono come muoverci.

Ma il punto non è essere uno strumento.
Non è accettare che qualcuno sopra di me, per i suoi porci comodi, utilizzi la mia rabbia.
E utilizzi a proprio favore quella dei giovani dei centri sociali o quella dei no-global.
Il punto è capire se questa rabbia sia giusta, se la direzione sia giusta.


Poche volte nella storia i potenti hanno pagato per i crimini commessi.
Questo perchè, esattamente come adesso, le loro ingiustizie erano approvate dal popolo.
Poche volte la ghigliottina è scesa sulla testa dei regnanti e invece molto più spesso ha falicidiato vite di gente povera ed ignorante.
E mentre la condanna veniva eseguita il resto del popolo esultava per lo spettacolo.

Io sono consapevole che ogni atto di violenza attuato contro questo governo esacerba gli animi.

Ma davvero siamo ancora al punto in cui la lotta contro questo governo è ragionevolmente praticabile in termini pacifici?
Sono efficaci gli strumenti "democratici" che possediamo?
Abbiamo dei leader che siano reali interpreti della nostra indignazione?
E anche ci fossero simili leader, rappresentano forse una tale massa critica da poter contrastare efficacemente il governo?

Se osserviamo, come molti di noi ancora sono capaci di fare, se osserviamo crescere il razzismo e l'ingiustizia e peggio
vediamo che questo peggioramento viene puntualmente sancito da leggi e votazioni, anche allora dobbiamo
accettare la strada della democrazia?

Quando respingiamo i barconi è giustizia solo perchè è scelta democratica?
Quando i dottori devono denunciare i malati è legittimo perchè è una legge del governo eletto democraticamente?
Quando la gente muore per leggi scritte va tutto bene perchè alla maggioranza sta bene?
Quale sarebbe la vera violenza?



Mentre aspettiamo le nuove tornate elettorali cosa facciamo intanto?

E quando le nuove tornate elettorali vanno peggio di quelle precedenti?

Soprattutto in questa strada verso l'inferno abbiamo strumenti che possano essere efficaci restando dentro alla legalità?


E' solo un gioco estremamente delicato, sospeso sul filo della rivolta, dove si fa in modo che il popolo subisca fino all'istante prima della sua possibile reazione.
Un gioco che funziona meglio quando il popolo questa vessazione la gradisce.
Quando addirittura la prentende.


Le manifestazioni diventano più radicali.
L'integrazione sociale tra classi povere od etnie prive di voce è utopica (e nessuno realizza che è solo una scala di diverse invisibilità).

E questo si verifica con buona pace di una destra xenofoba e intollerante, grazie agli strumenti
che la destra stessa ha deciso di utilizzare per garantirsi la giusta tensione interna.
E' la più antica delle lotte tra poveri.




Italia, ventunesimo secolo.
Dove le forme di ribellione sono ancora ad uso di pochi.
Dove la maggioranza accusa una sinistra che non ha mai realmente governato di essere causa
dei mali dello stato.
E il popolo ci crede.


Alla fine dopo tutto questo mi si chiede se condanno il gesto di aggressione contro Berlusconi?

Non essendo altro che un nessuno, un prodotto di una società che mi vuole in questo modo, potrei rispondere che
non la condanno l'aggressione al premier, non quanto condanno la violenza quotidiana sugli immigrati.
Quella violenza che passa in silenzio come passa in silenzio la morte degli operai edili, l'unica categoria di
morti che non sarà mai considerata eroica.
Potrei dire che non la condanno quanto condanno le leggi inique che salvano squali della finanza che hanno mandato in miseria migliaia di famiglie.
O che non la condanno quanto condanno questa patologica "fabbrica del consenso" costruita ad arte per farci odiare vicendevolmente.


Beh, il fatto è che io davvero non sono nessuno.
Scrivo un blog dove non si può commentare se non ci si iscrive-
In uno spazio di controcultura che non è particolarmente conosciuto.
Dove ci si arriva a fatica se ricordi l'indirizzo e dove per caso non ci giungerai mai.
E sono un prodotto della "fabbrica del consenso" o forse una sua conseguenza.

E quindi, sotto sotto, in silenzio, la risposta è ovvia.
Io quella violenza non la condanno.


Perchè la violenza dei potenti sui deboli raramente viene ripagata con la stessa moneta.
Ma quando accade non riesco a certo a rattristarmi.


Io quella violenza non la condanno.

 

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Re: La violenza sui deboli

By Sallustro, Fabio at Dec 29, 2009 00:18 AM

Incollo un risposta datami in forma privata. Dato che contiene diverse interessanti riflessioni ho pensato di metterla online.

Lo scritto in grasseto arriva dal mio blog. Quello in viola è la risposta datami. Quello in arancione un ulteriore mio commento.

__________________________________________________

 

Piazza Fontana
Ho avvertito la tensione come fosse qualcosa di reale.
Era nei volti dei manifestanti, negli occhi celati oltre il casco di protezione dei poliziotti.
L'ho avvertita in modo così concreto perchè quella tensione era anche dentro di me.

La tensione nelle manifestazioni non credo sia frutto novello e diretto dell’attuale proliferazione di squallore politico e sociale.

È stato così spesse volte in passato e io non intravedo nessuna impennata generale della rabbia nei momenti organizzati. Chiaramente è possibile e facile che mi sbagli.

Non è per darti ragione. Ma hai una maggiore esperienza alle spalle per fare certe valutazioni. Io nella  mia esperienza di manifestazioni non ho riscontrato questa tensione - tranne forse a Roma – e sono restato colpito.

 

 

Ho urlato slogan e intonato canzoni.
Mi sono esaltato ed ho gioito quando gli uomini in uniforme sono stati richiamati.

Forse urlare e lasciarti trasportare dal canto hanno per un attimo minimizzato quella distanza che poni tra il tuo pensiero e la realtà di corpi e persone che agiscono concretamente in relazione agli stessi pensieri. La scoperta di sensazioni e cose nuove ci riempie di energia, me temo sia inopportuno generalizzare un vissuto marcatamente minoritario.

Le emozioni ci fregano. Nel senso che provare grande esaltazione, grande frustrazione o rabbia inficiano la nostra capacità di elaborare un quadro appena accettabilmente obiettivo e verosimile. Spesso vorrei poter percepire come procedono le cose per la maggioranza della gente.  Per riequilibrare un po’ il mio punto di vista.

In realtà io non ho mai disgiunto la mia capacità di distacco da gran parte delle mie tristi analisi politiche (esagerando nel definirle tali)

La differenza questa volta è stata la sensazione che non riuscissi a staccarmi, che trovassi giusto ma soprattutto coinvolgente ogni evento verificatosi.

Quando parli di un riequilibrio del punto di vista credo di comprendere quello che intendi e non penso che in questo momento io abbia conoscenze a sufficienza (parlo di persone fisiche!) per poter sperare di arrivare a certe percezioni. Posso leggere sui giornali. Ma nel miglior caso personale ho accanto persone indifferenti e ...non di destra. Mi manca un vero termometro del pensiero italiano. Ma se leggo i giornali...allora va molto peggio

 

 

Penso spesso con angosciosa tristezza che la vera grande aspettativa crescente, l’unica cosa che presto incendierà i cuori degli italiani, sono gli imminenti mondiali. Se la crisi riuscirà anche solo un poco a togliere spazio ed entusiasmo al mondiale allora comincerò a dichiararmi possibilista.

Pensiero orrendo, ma condivisibile. Avrei voluto farlo io.

Ci sembra che molte cose mutino (e in effetti percepiamo spesso in noi sensazioni di tumultuoso cambiamento). Poi magari scopriremo atterriti che alle prossime elezioni la stessa gente di un anno fa ancora si interroga sulla bontà o meno di un “voto utile al PD”.

Beh, però stai attenta...il voto al PD...

A me per mille ragioni la sola idea da il voltastomaco.

Ma a maggior ragione molti potrebbero rispondere: ancora voti sinistra con tutto quello che ha fatto berlusconi?

Allora davvero non vuoi farlo cadere?

Diciamo che il prossimo anno a questa gente andrà peggio: c’è Di Pietro.

Un giustizialista di destra che in qualunque paese non passerebbe mai neanche dal centro. E che qua si prenderebbe i voti di molti di sinistra. In questo senso un voto al PD è ancora più ingiustificabile: capisco chi a sinistra non voterebbe mai di pietro (io) ma se fossi un votante del PD per sminchiare il mio voto preferirei darlo a Tonino (amici io e lui).

Ovviamente se votassi PD.

 

 

 


Davvero la tensione sale?

E poi la tensione in sé è positiva? La rabbia da sola è positiva? L’aggressività dà buoni frutti?

Ho visto circoli di rifondazione lacerarsi ed implodere perché i compagni non erano in grado di ricacciarsi l’aggressività nelle mutande.

“Tendere”verso qualcosa lo capisco, friggere serrando i pugni è la tensione che vedo e mi spaventa perché temo sia sterile o controproducente.

Io su questo argomento mi sono speso molte volte.

L’aggressività frutto del bisogno di aggressività è inutile, controproducente e priva di significato. Ma se mi venisse chiesto di valutare adesso la situazione italiana... non sarei disposto a negare a priori che la violenza resti l’unica forma di lotta. Specificando che, per codardia, non sono disposto a farmi carico delle responsabilità che una tale scelta implica.

 


La tensione sale e gente come me, poco avezza alle manifestazioni, poco propensa alla collettività, incapace di essere profondamente altruista, si trova ad essere parte di un tutto al quale non aderisce completamente.

Penso che lasciarsi troppo trasportare dalla tensione non sia produttivo,

forse..ma non sono convinto, credo che in alcuni momenti storici potrebbe diventare necessario..

mentre coltivare il senso della collettività sia quell’inutile passo di formichina che è doveroso e necessario compiere.

Concordo. Ma quel senso di collettività potrebbe richiedere quella tensione che io personalmente rifuggo ma che potrebbe avere una sua economia sul lungo periodo. Non tutti la pensano in modo lucido come faresti tu. Se la collettività, gente con parte dei tuoi stessi ideali, lasciandosi trasportare valutasse la necessità di muoversi? Ideali simili ma strade da percorrere diverse. Io credo solo che ci si stia avvicinando..

Io temo la violenza e non la voglio commettere, ma non la rifiuto a priori. Solo mi piace pensare che coscienza, decisione e costanza possano essere strumenti più efficaci e lungimiranti. Detto questo sono tre attributi che oggi la classe lavoratrice non possiede, e il discorso si chiude.

L’avrei voluto scrivere io.

 

 

 

Ma come si può pensare alla violenza (intesa quale violenza fisica o delle armi) con la gran parte di un paese di pecoroni aggressivi e beoti che avvalla queste politiche e non sa più pensare un pensiero di buon senso? Che fai, per costruirti una società migliore? Li ammazzi tutti, li lobotomizzi? Come li porti dalla tua parte per più di due secondi?

Non lo so.


Tu scrivi: L'oppressore in questo momento non è un solo uomo... no, l'oppressore in questo momento è oltre la metà di un popolo che legittima un governo razzista, classista e privo di qualunque giustizia.

Quale violenza può porre fine a questo?

Non lo so


Ma davvero siamo ancora al punto in cui la lotta contro questo governo è ragionevolmente praticabile in termini pacifici?

E in termini non pacifici è ragionevolmente praticabile? Nessuna delle due strade sembra possibile ma tra le due impossibili tu quale tenteresti?

Mi  verrebbe da dire che per adesso la strada pacifica ha condotto ad un manifesto deterioramento della situazione culturale, sociale ed economica delle classi più deboli.

E quindi la risposta potrebbe essere ovvia. Solo che non sono convinto.

Per i motivi dei quali parli dopo.


Sono efficaci gli strumenti "democratici" che possediamo?

Chiaramente no lo so. A me piacciono molto alcune parole. Le trovo accattivanti e stimolanti: Disobbedienza civile, sub-vertising (ribaltare il senso dei messaggi altrui partendo dai e ritoccando i messaggi stessi, più o meno), solidarietà. Rendere accattivante la solidarietà, ribaltare il senso comune intriso di valori capitalistici quali fossero principi naturali. Mi piacerebbe partire da lì.

In questo caso darei spazio al mio cinismo e direi che certi scopi con queste parole accattivanti non sono mai stati raggiunti.

E neanche con gli strumenti che rappresentano tali parole.

Direi però una cosa: questi strumenti non li rifiuto in quanto tali. Anzi.Il problema è l’efficacia dello strumento in relazione al numero di persone che lo utilizza. Se questi strumenti fossero abituali al popolo che si ribella allora potremmo parlarne. Ma una minoranza della minoranza ne fa uso.

Potremmo citare Green Peace.

Vince stravince ...e poco ottiene.

Non sono sbagliate le battaglie.

Non sono sbagliati i mezzi.

Ma la massa critica è molto limitata. E vengono visti come dei simpatici frikkettoni che si sforzano per un mondo migliore ma non hanno una reale percezione della realtà (e invece l’hanno eccome ed è certo migliore della mia).

Quindi visto che lo strumento utilizzato è un arma spuntata non dovrei usarlo?

Non dico questo, non dico violenza adesso e sempre.

Non dico neanche violenza. Dico che secondo me ci stiamo arrivando e, o arriveranno prima altre forme di lotta meno violente o ...

 

Il primo strumento democratico, molto prima di elezioni, petizioni o manifestazioni, è l’intelligenza (e l’istruzione come strumento per offrirla ai più)   Concedimi una citazione sbrodolona e retorica, suvvia.

E come dissentire?

…………………………………..
Abbiamo dei “gruppi” che siano reali interpreti della nostra indignazione?
E anche ci fossero simili organizzazioni, rappresentano forse una tale massa critica da poter contrastare efficacemente il governo?

Ho provato a modificare la tua frase sostituendo gruppi/organizzazioni a leader. Non sono più in attesa messianica di qualcuno che sappia “Che fare?”. Bertinotti ci ha davvero segnati….

Preferisco, utopia per utopia, pensare che ricominceremo davvero dal basso e i nostri leader li formeremo in seno a questa svolta collettiva.
Lo spero


Alla fine dopo tutto questo mi si chiede se condanno il gesto di aggressione contro Berlusconi?

Se me lo chiedessero alla mensa io risponderei: “ancora??? Ma quando cominciamo a parlare di cose serie o interessanti? Cosa c’è nella finanziaria, lo sapete? Mi rifiuto di parlare delle idee balzane di uno psicolabile con chi non sa cosa contiene questa finanziaria, con chi non si interessa o inquieta per quello che contiene il pacchetto sicurezza… Non darei spazio alla loro discussione perché mi sentirei presa per il culo, a parlare di tartaglia. Che me ne frega! Sarebbe l’unica reazione “estremista”, coerente e schierata” a mia disposizione.

Concordo


Ma quando accade non riesco a certo a rattristarmi.


Io quella violenza non la condanno.

Ci mancherebbe. Se ci mettiamo a render conto di- e a prender posizione per- ‘ste cazzate… Vorrebbero, Loro. Spaccarci e farci apparire in errore anche sul nulla più nulla. Tu non sei nessuno o nulla? E tartaglia chi è? Allora perché ne parliamo ancora?

 

Io rifiuto di confrontarmi sull’etica con gli speculatori dell’odio. Io la ho. E non ne rendo conto a loro. Che non l’hanno.

 

Bisogna rifiutarsi di prestarsi al loro gioco.

Il ***** dice spesso che non dovremmo partecipare ai dibattiti a cui ci invitano se sono sempre e solo quelli sul tema immigrazione. Perché passare il tempo a difendere posizioni inaccettabili per la gente e non cercare invece di massacrarli e denudarli parlando di lavoro, di diritti e di quanto non vogliano fare un cazzo per nessuna delle due cose è fare loro un regalo.

 

Invece su questo non concordo.

 

Non so se si coglie l’analogia con ciò che cerco di esprimere.

Quali strumenti “democratici” abbiamo per fare le formichine-ine-ine?

Si può cominciare dal non rispondere alle domande del cazzo. Dal decidere di cosa vogliamo parlare e parlare solo di quello!

 

 

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Person

By Bottini, Edoardo alessandro at Dec 22, 2009 04:07 AM

Io credo che non sia questione di condannare o meno quel gesto.
Il punto è sempre lo stesso, cioè inserire il singolo gesto all'interno del contesto nel quale avviene. Quindi, premettendo che il gesto di un singolo individuo, privo di qualunque preparazione e dotato di un'arma che sarebbe più corretto chiamare oggetto contundente, dovrebbe essere valutato per quello che è e non strumentalizzato per utilizzarlo a seconda delle comodità politiche (vedi Cicchitto da una parte, D'Alema dall'altra); premesso questo, quel singolo gesto avviene all'interno di quella che Luttazzi definisce una "guerra civile fredda" (locuzione che Cicchitto fa sua, ovviamente senza citarne la fonte) in cui una maggioranza di governo, che tu descrivi benissimo, opera in nome di politiche neoliberiste a scapito della maggioranza della popolazione (precariato, licenziamenti, tagli al pubblico per favorire il privato, privatizzazioni...), ricercando il consenso per agire contro la popolazione nell'alzare il livello dello scontro, nelle infamanti e pericolose campagne di killeraggio mediatico (vedi il giudice Mesiano, vedi Di Pietro, vedi Fini, vedi Boffo...), nella descrizione di una vicenda politica della quale Belrusconi è il protagonista che titanicamente lotta contro il male per difendere il bene ("l'amore vince sull'odio", l'unto del Signore etc).
Questi sono personaggi che non si fanno scrupoli a giocare alla guerra civile, salvo poi essere pronti a presentarsi agli occhi dell'opinione pubblica come martiri, contando su una "fabbrica del consenso" oliatissima e capillare. E soprattutto, con l'aiuto di una "opposizione" che in 15 anni non ha fatto altro che collaborare (vedi precariato, vedi indulto, vedi Afghanistan...).

Non so cosa si possa fare, lo dico con grande sincerità. Penso che sia importante partecipare in prima persona, attraverso le numerose associazioni che si occupano di diffondere un modello culturale alternativo e, come saprai meglio di me, ce ne sono tantissime. Ci vorrà tempo, forse non si riuscirà. Io francamente, però,non vedo alternative

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671493_medium

Re:

By Sallustro, Fabio at Dec 22, 2009 11:41 AM

Forse lo scontro è ancora evitabile. Forse attraverso le associazioni delle quali parli è davvero possibile ricostruire, prima che un modello di vita, un nuovo paradigma di comunicazione. Forse attraverso una popolazione silenziosa ma non prona esiste del margine di movimento interno alle logiche della civiltà. Forse il mio è solo catastrofismo.

 

E dici assolutamente bene dicendo che <<Questi sono personaggi che non si fanno scrupoli a giocare alla guerra civile, salvo poi essere pronti a presentarsi agli occhi dell'opinione pubblica come martiri, contando su una "fabbrica del consenso" oliatissima e capillare.>>

Davvero non mi sfugge il quadro generale.

E' solo che ho la sensazione che ormai sia stata fatta una scelta e che non si possa più tornare indietro.

Che sia un questione di tempo, che nella vita di una nazione che si misura in secoli..

..siamo andati a finire nei decenni sbagliati.

 

Approvo con forza qualunque strumento veicoli messaggi e prospettive "alternative" e non "asservite".

Ma nel mentre osservo che qualunque militanza civile compiuta dai pochi negli ultimi quindici anni non ha prodotto significativi mutamenti ideologici nell'opinione pubblica.

Anzi.

Forse sbaglio e magari manco tanto di prospettiva quanto di analisi storica.

Visto come sta andando me lo auguro!

 

Saluti!

:-)

 

 

 

 

 

Ma ho

 

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