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Bio: I've been somewhere. Now I live near Milan. In Italy.     (More)

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Paolo Fox Vs. Chiesa. La guerra per i fedeli.

By Fabio Sallustro at Dec 29, 2009


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In questi giorni di festa sui giornali è montata la polemica sul valore negativo degli oroscopi in televisione.

Il "povero" Paolo Fox, paroliere delle stelle, si è trovato al centro della discussione per lo spazio che gli verrà concesso in prima serata.

Ci svelerà i segreti dell'anno nuovo.

 

 

 

L'articolo...

http://www.corriere.it/spettacoli/09_dicembre_29/oroscopo-raidue-superstizione_3cd8ea24-f452-11de-a1b2-00144f02aabe.shtml

 

 

 

Contestato l'oroscopo Raidue
«Alimenta la superstizione»

Proteste cattoliche e Agcom. Liofredi: non l'ho deciso io

MILANO — Stasera, su Raidue, andrà in onda la puntata speciale di «I Fatti Vostri» di Guardì, condotta da Giancarlo Magalli e in cui Paolo Fox «svelerà» l'Oroscopo del 2010, segno per segno. Ma la scelta di dedicare un'intera prima serata all'astrologia, a maggior ragione su un canale della Rai, ha innescato forti polemiche.

Luca Borgomeo, presidente dell'associazione di telespettatori cattolici Aiart ha accusato la Rai di fomentare la superstizione: «Nonostante il clamore sollevato lo scorso anno dopo le nostre proteste, anche quest'anno Raidue ripropone un'intera trasmissione sugli oroscopi. È incredibile come il servizio pubblico dia credito alla superstizione. Quale altro servizio pubblico degno di questo nome, vedi Bbc o Zdf, fa trasmissioni del genere?».

D'accordo anche il Consiglio Nazionale degli Utenti (Cnu), organismo dell'Agcom: «È inopportuno che il servizio pubblico dedichi trasmissioni agli oroscopi. Il rischio è che si sfrutti la superstizione, la credulità o la paura, in particolare delle categorie di utenti psicologicamente più vulnerabili. La delibera 34 del marzo 2005 dell'Agcom chiede che le trasmissioni di televendita di servizi di astrologia non traggano in inganno il pubblico. Non sarebbe utile estendere tale disposizione a tutte le trasmissioni? Ancor di più quando si tratta di servizio pubblico e in prima serata?». Eppure la trasmissione di fine dicembre che la Rai dedica all'oroscopo per il nuovo anno — nonostante le polemiche — è ormai un classico. Ma quest'anno le lamentele non sono cadute nel vuoto. Il direttore di rete, Massimo Liofredi, pur garantendo che la trasmissione «andrà regolarmente in onda» ha sottolineato:

«Sono arrivato alla direzione della rete con il palinsesto già fatto e approvato dal Consiglio di amministrazione e devo rispettarlo. In futuro prenderò in seria considerazione queste indicazioni dell'Agcom e delle altre parti intervenute. Vengo dal mondo cattolico e sono contro le superstizioni».

«Devo rispettare quanto prevede il palinsesto già definito — ha concluso Liofredi —. Rimando tutto al prossimo futuro, quando sicuramente un ripensamento ci sarà in merito».

 

 

Il nostro Luca Borgomeo non teme smentita quando afferma categorico che la BBC non farebbe mai niente di analogo.

E mostra un giusto sdegno nel farci capire che in RAI, servizio pubblico che paghiamo a caro prezzo, non c'è posto per questi venditori di favole.

 

Certo l'omissione non è una menzogna ma verrebbe da chiedere la posizione di Borgomeo rispetto alla messa in onda in diretta di una messa a settimana sulla RAI.

 

Sarebbe interessante sapere cosa pensi del papa che è sempre sui telegiornali.

Delle sue parole che sono riprese e amplificate fino all'inverosimile.

Dello spazio che QUOTIDIANAMENTE gli viene dedicato anche quando non dice assolutamente niente.

 

Visto che è un fan della BBC potremmo chiedergli se ci sia una situazione analoga anche sulle reti britanniche.

Se la BBC mandi in onda funzioni religiose legate ad una sola denominazione e lo faccia una volta a settimana.

Se la diffusione di un unico messaggio religioso sia tanto capillare e insistente anche in terra inglese (il tutto a carico di una rete nazionale).

 

O potremmo chiedergli la sua posizione sul documentario "Sex Crimes and the Vatican,".

Documentario (della BBC) che per trovare spazio in Italia ha dovuto superare ogni genere di battaglia.

 

 

La RAI si è comportata male anche in quel caso, osteggiando la messa in onda in tutti i modi?

 

 

Se il servizio pubblico italiano, per mezzo del TG2, affermasse che la sentenza contro Galileo <> come reagirebbe il nostro eroe?

Sarebbe altrettanto vigoroso nel suo legittimo protestare?

Questo non possiamo saperlo.

 

 

 

La RAI non deve dedicare una serata intera agli oroscopi?

Beh, concordo.

Ma è una volta l'anno (che comunque mi eviterei).

 

Non sarà avvincente come il papa che legge la bibbia sulla RAI...

 

 

Non drammatico come l'associazione del papa a quattro gatti..

 

...associazione questa costata molto cara.

 

ma forse fa meno male.

Eppure non è il caso di farla.

 

 

Fortunatamente alla fine ci pensa Liofredi, ossimorico nel cuore e nelle parole, a rassicurarci:

 

 

<< Vengo dal mondo cattolico e sono contro le superstizioni».

E se lo dice lui.

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Re: Paolo Fox Vs. Chiesa. La guerra per i fedeli.

By Sallustro, Fabio at Jan 18, 2010 07:13 AM

Gli spunti di riflessione sono qui davvero innumerevoli e cercherò di essere più sintetica possibile, iniziando dal secondo punto: la questione dei termini “ecclesiastico” e “religioso”.

Ho utilizzato non a caso tali diciture raggruppandole, proprio per porre maggior risalto a come persone che si dicano provenienti dal mio stesso mondo – il mondo cattolico appunto – al fine di raggiungere i propri scopi, impieghino il loro tempo in contestazioni a mio parere di dubbia utilità, e siano disposte a mascherare le vere ragioni che li spingono ad agire, con ragioni di natura religiosa e/o ecclesiastica, che in realtà non sono il fulcro delle vere questioni. Non credo che una ludica lettura dell’oroscopo in un varietà televisivo di basso livello culturale possa essere considerato nella religione cristiana cattolica, dalla Chiesa o dal clero come un atto spregevole da condannare in quanto fonte di scandalo o fomentatore di superstizioni e paure. A mio parere le critiche da esprimere contro le rappresentazioni di dubbia eticità sono ben altre, come ho citato precedentemente.

 

 

Più o meno concordo.

 

 

 

(...)

 

 In particolare ringrazio la mia nonna che, benché proveniente da una famiglia colta e benestante, ha dedicato la sua vita al lavoro e al servizio della famiglia, di un marito affatto docile, e alla preghiera, sino a scegliere di diventare poi terziaria francescana. La sua straordinaria bellezza, compostezza e perseveranza nel cercare di mantenere saldi i valori della fede, della famiglia e dell’amore per il prossimo, questo suo modo di essere semplicemente Donna è stato forse per me uno degli esempi più vicini di testimonianza dell’amore di Dio, al di là dei piccoli miracoli che anche all’interno della mia famiglia si sono verificati e che sono certa un qualsiasi agnostico o ateo potrebbe confutare.

 

Attenta, qua non metto in dubbio i “piccoli miracoli”.

Nel caso, forse, li definirei in modo diverso.
O, ancor più, non escluderei che si verifichino anche in famiglie NON religiose.

Anzi (e tornerò su questo argomento in seguito).

 

 “Noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto, ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?” (Gv 3, 11-12).

 

Il problema è questo: parlare di cose del cielo mi renderebbe tutto più facile.

Il problema è quando si parla di cose della terra...allora mi vengono i brividi.

 

Esempio:

“Nel settimanale divulgato dalla chiesa di Palma di Montechiaro (Ag), "L'Amico del Popolo", è allegato un opuscolo pubblicitario che vuole convincere i lettori che le centrali nucleari sono buone, belle, economiche e soprattutto non fanno male alla salute. Per rendere ancora più convincente l'informazione pubblicitaria, vengono citati alcuni vescovi e arcivescovi favorevoli al nucleare, oltre allo stesso Papa.”(Leggo.it).

 

Gente per cui la fissione dell'Uranio non ha segreti. (giovanni cavallo)

 

 

 

La fede è qualcosa di più che va al di là della ragione; la fede è come l’amore, che talvolta è davvero inspiegabile, ma esiste e ne sei certo. La fede è un dono, come l’amore; se hai avuto l’opportunità di riceverlo capisci la sua incommensurabile grandezza e fonte eterna di felicità, diversamente è per me assai difficile da spiegare. Un dono così bello che vorresti che anche gli altri ne possano godere e, proprio per sua natura, da coltivare solo con la preghiera e testimoniabile con le opere.

 

E’ certo qualcosa che va al di là della ragione.

Non posso dire cosa sia, per esclusione potrei dire cosa NON SIA. Non è ragione.

Certo è che io non avverto il bisogno di avere fede e non trovo gradevole l’ipotesi di rendere permanente la comunicazione in tal senso: la testimonianza di fede è un percorso che si presenta molto più subdolo di come è stato sintetizzato. (preghiera ed opere)

Non è una testimonianza che nelle opere e nelle preghiere limita il suo adempiersi: la conversione si attua per mezzo della comunicazione e delle persuasione (verbale e non).

E nel mondo attuale, tanto nella società italiana quanto in territori che vivono forti crisi economiche e sanitarie (la questione “missioni”), le scelte attuate dalla chiesa non vanno semplicemente nella direzione del mero sostegno ma della più sostanziale conversione.

Cerchiamo di sgomberare il campo da dubbi: non condanno questo iter in ottica capitalista e opportunistica.

La chiesa, per come la vedo, è una grande azienda che mira ad assorbire clienti.

I fedeli sono i clienti.

I clienti migliori sono le persone deboli che hanno bisogno di sostegno e certezze.

Un futuro migliore (tutto da dimostrare) è sempre un buon biglietto da visita per conquistarsi “i cuori e le menti”.

 

 

Io credo e cerco di praticare non per paura, ma per gioia e, al contrario, mi trovo a invocare il “timor di Dio” affinché possa spingermi al perseguimento di un’esistenza più consona al Suo volere.

Dio è conforto? Certo! Una ricerca priva di razionalità? Forse – i teologi mi perdonino – perché tu conosci forme di conforto razionale?

 

La ricerca razionale è il miglior conforto.
Non accontentarsi di una “risposta di fede” è il miglior conforto.

Sapere che quanto ci è oscuro adesso lo è per le nostre conoscenze attuali ma forse non lo sarà ancora a lungo. Questo è il conforto.

 

Arthur Clarke in “Profiles of the future” diceva:

Any sufficiently advanced technology is indistinguishable from magic.

Lo stesso discorso si applica per la religione.

 

Tu non credi per paura.

Ma la fede è una scommessa che gli atei/agnostici perdono in partenza:

 

Parafrasando  Messori che cita Pascal:

O dio esiste o non esiste. Non puoi non scommettere.

Solo che se scommetti su dio ed hai ragione..hai vinto l’eternità.

Se scommetti su dio ed hai perso hai perso una vita.

Se scommetti sulla sua assenza ed hai ragione hai guadagnato una vita.

E se scommetti sulla sua assenza ma lui c’è....ragazzi...CHE BOTTA. All’inferno per l’eternità.

 

Per come la vedo questo paradosso è puro terrorismo culturale.

 

 

 

Io conosco forme di appagamento al proprio Io, si voglia considerarlo da un punto di vista intellettivo, sociale, fisiologico, esteriore o qualsiasi altra forma più o meno scientificamente manifesta. Ma il conforto dell’animo? Non lo trovi forse in forme di ascesi spirituale? Inoltre sei così sicuro che l’appagamento dei bisogni dell’Io coincida con un reale conforto e con la scoperta della felicità?

La fede rende l’uomo libero e felice? Sì, se davvero ce l’hai… e bisogna coltivarla per non perderla, perché la vita terrena è così ricca di stimoli che è facile e più ragionevole pensare che altre fonti di appagamento possano davvero esaudire i nostri desideri.

 

Il conforto dell’animo è discorso troppo complesso da fare in questo ambito.

Soprattutto parlando con un aspirante ateo/semi agnostico.

 

Questa premessa per dirti che mi trovo d’accordo con te quando accusi alcune autorità ecclesiastiche e/o religiose di essere a volte troppo semplicistiche – ammesso che sia davvero così e che non siano i media a trasferirci un messaggio deficitario – in merito a questione di rilevanza mondiale, come il problema della diffusione dell’AIDS; troppo comodo chiamarla “la malattia dei peccatori”, vero e aggiungerei un riferimento al Vangelo di Giovanni, ove, nel passo sull’adultera, la donna viene invitata da Gesù a non peccare più, ma agli scribi e farisei viene contestato “chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra” (Gv 8, 7). Continuare a predicare l’importanza dei valori cristiani anche nel mondo temporale, e valorizzare il corpo come tempio dello Spirito è un conto; ostacolare coercitivamente l’utilizzo di metodi preventivi alla devastante diffusione della malattia o attuare forme di violenza psicologica è un altro. Ma è proprio vero che autorità religiose si siano imposte così drasticamente sulla volontà dell’uomo in tal senso? Perdonami l’ignoranza… sai perfettamente che, a proposito di cultura, la tua carta è sempre vincente nei confronti della mia.

 

I media possono strumentalizzare.

Ma solo fino a un certo punto.

Se il più importante rappresentante della chiesa su questa terra si oppone strenuamente all’utilizzo strumenti finalizzati al contenimento della malattia...beh, allora questo non è un problema.

Questo è il problema.

 

Questa è la distanza tra teoria e prassi.

Ma non solo.

 

 

In ogni caso gli errori compiuti da membri clericali ed ecclesiastici più in generale purtroppo ci sono – mi vengono in mente le Crociate di quasi mille anni orsonoe purtroppo continueranno ad esserci (e spero anch’io davvero che un giorno Dio ce lo perdonerà) perché sta nella natura dell’uomo la possibilità di errare. E chiaramente questo è ancor più suscettibile di giudizio, giustamente, se tale uomo si dichiara promotore di ideali e valori di giustizia, pace e tolleranza.

 

La perfettibilità dell’uomo è fuor d’ogni dubbio.

 

E’ da capire se siamo davanti a casi o ad una strutturazione omogenea

Infatti non è solo, come dicevo prima, distanza tra teoria e prassi.

Ma anche teoria incurante della realtà quotidiana e delle morti reali.

Perché il papa non dice quello che dice casualmente ma all’interno di una logica precisa ed organizzata che produce un tale risultato.

Un prete pedofilo è facile da condannare (anche se processarlo è ben altra cosa).

Ma discutere della politica delle nascite legata alla salute degli esseri umani è cosa assai diversa.

In questo la chiesa, quando e se si evolverà, dovrà pagare.

 

 

Più facile, a mio parere, è invece dire “non credo, quindi mi astengo dal prendere una posizione e, anche qualora io prenda una posizione, non sono suscettibile di giudizio divino perché non credo”. E quale giudizio prettamente umano può stabilire ciò che sia giusto o sbagliato? Un uomo uccide davanti ai tuoi occhi tua moglie; cosa fai? Al di là di qualsiasi ragione plausibile. Lo uccidi a tua volta e inizi una “guerra”? Non lo uccidi, reprimi la tua ira e il desiderio di vendetta e giustizia umana perché sei pacifista? Quell’uomo ora uccide anche tuo figlio davanti ai tuoi occhi, cosa fai?

 

A questo punto subentra il discorso di morale ed etica.

E ancora più specificamente “etica laica” ed “etica cattolica”.

Si assume che il “pensiero debole” sia foriero di chissà quale prassi infernale (non te ovviamente)

Ma non è così.

Atei ed agnostici non sono soggetti a giudizio divino perché dio non c’è o non si mostra.

Ma hanno comunque responsabilità nella sola vita in cui credono.

Hanno dubbi etici.

Hanno rimorsi.

E non cercano conforto in chissà quale vita ultraterrena.

 

 

 

(...)

Ma condannare tutto il clero, la Chiesa o perfino la religione per un semplice uomo è davvero improponibile e riduttivo per me.

 

Per me no. E non certo a causa di un solo uomo.

Stiamo arrivando al punto cardine.

Se io voto un partito, frequento un associazione o sono inserito in un gruppo sfogo parte del mio bisogno di integrazione sociale.

Ma lo faccio mantenendo coerenza con il gruppo sociale in questione.

Non possa fare parte di un gruppo che favorisca il razzismo più di quanto possa far parte di un gruppo che incentivi la violenza sulle donne.

Se questo si verifica esco dal gruppo.

E’ la mia opzione.

Se un partito non fa quello che mi ha promesso non lo voto più.

Se ho dei conoscenti stronzi non li frequento.

 

Ma nel momento in cui decido di farne parte SONO RESPONSABILE di quanto si verifica.

Che sia la chiesa, il partito o l’associazione.
E se non mi oppongo sono ancor più responsabile.

 

 

(...)

 

A prescindere dal fatto che questa unione tra atei e agnostici razionalisti mi sembra un sorta di alleanza ideologica forzata

Non lo è: hanno molto in comune, sia concettualmente che in relazione al vissuto che sono costretti a subire in una società dal cosi forte imprinting cattolico.

 

(...)

Ma allora mi domando: perché la necessità di gridare “La cattiva notizia è che Dio non esiste. La buona è che non ne hai bisogno?” A parte la dissertazione che si potrebbe aprire proprio sull’esigenza di dichiarare Dio non esiste – esiste cosa?!?

 

Volontà di veicolare un messaggio razionale che è fortemente osteggiato in ambito italiano.

Sono slogan, meno deleteri di un uomo sofferente in croce proposto ad uno stuolo di minorenni le cui menti andrebbero ancora formate.

(la corte di Strasburgo è contro ad una simile deformazione religiosa IMPOSTA , ben riconoscibile in Europa...solo in Italia si tenta di chiamarla tradizione/cultura invece che oscurantismo)

 

Slogan che inneggiano, senza essere sberleffi, ad affrontare senza sostegno una realtà quotidiana.

Slogan che non parlano di peccati originali e di sacrifici per l’umanità.

Slogan che le denominazioni principali usano in abbondanza in modo assai più subdolo e consolidato.

 

Vuoi sapere perché alcuni avvertono questa necessità:

http://www.uaar.it/news/2009/11/13/dopo-sentenza-sui-crocifissi-classe-minacce-intimidazioni-tutta-italia/

Perché essere atei o agnostici in Italia non è una passeggiata se il proprio intento non è restare nascosti per non turbare lo spirito dei fedeli.

 

Tommaso D’Aquino, personaggio assai caro ai cattolici, sosteneva che gli atei <<meritano di essere tolti dal mondo con la morte>>

 

Paolo II disse che (Centesimus Annus, ) «la negazione di Dio priva la persona del suo fondamento».

 

In Caritas in veritate, Ratzinger ha scritto che «la chiusura ideologica a Dio e l’ateismo dell’indifferenza, che dimenticano il Creatore e rischiano di dimenticare anche i valori umani, si presentano oggi tra i maggiori ostacoli allo sviluppo. L’umanesimo che esclude Dio è un umanesimo disumano».

 

Sempre Ratzinger in Spe Salvi : «le più grandi crudeltà e violazioni della giustizia sono scaturite dall’assenza di Dio»

 

Negare la dignità dell’ateo, l’umanità dell’ateo...

È offensivo.

E’ ridicolo ed offensivo se paragonato alla scia di morte prodotta dalle lotte di religione.

 

Ma viene fatto quotidianamente.

E non dai semplici fedeli.

 

Non è sempre stato così ma la paura nei confronti degli atei genera aggressività e intolleranza.

Paolo VI fu capace, nel 1965, di creare un Segretariato per i non credenti (in seguito, chissà perché, smontato da Giovanni Paolo II)

Si ricominci da simili premesse.

 

(...)

 

Per farti un esempio, magari stupido, ma che forse può rendere l’idea, è come se un tuo collega o amico o vicino di casa col quale parli tutti i giorni o al quale magari sei anche legato affettivamente, scrivesse su tutti i muri della città “Fabio Sallustro la cattiva notizia è che sei figlio di nessuno. La buona notizia è che non hai bisogno di esserlo”. Se tu vivi coi tuoi genitori e hai un buon rapporto con loro, quello che puoi provare è forse compassione per chi ha sentito la necessità di volerti recare offesa – anche se forse non ce l’ha fatta. Se però già soffri per il fatto che non vivi un rapporto del tutto sereno coi tuoi genitori, o magari semplicemente li vorresti un po’ più vicini per sentirne l’affetto, o magari non li hai mai conosciuti anche se sai che da qualche parte esistono, allora forse una frase di questo genere potrebbe quantomeno darti fastidio, non credi? E perché poi doverla dire a tutti i costi? Solo perché tu cerchi di parlare dei tuoi genitori e testimoniare la loro esistenza (per quello che sai o quel poco che ti hanno raccontato) ai tuoi figli, facendoli sentire parte di una storia?

 

I tuoi genitori ci sono.

O ci sono stati.

Sono concretamente esistiti.

 

 

 

Le istituzioni religiose non devono pronunciarsi in merito a questioni laiche? E perché? Se tu credi in qualcosa, ti attivi affinché il tuo pensiero possa essere considerato dagli altri e “lotti” contro chi ti vuole calpestare o opporre resistenza. Sbaglio? Gesù Cristo stesso è stato se vogliamo un “sovversivo”.

 

Basta che non intervieni nelle mie scelte.

Se vogliono calpestarti reagisci.

Ma se per convertire calpesti è molto peggio.

 

 

Per quanto concerne altre iniziative sempre promosse dall’UAAR  - quali la decisione di fissare il gay pride casualmente nella giornata del Corpus Domini (http://www.arcigay.it/genova-pride-nazionale-2009) anche se poi stato spostato, oppure la richiesta fatta per lo “sbattezzo” (http://www.uaar.it/news/2008/05/27/ottobre-giornata-dello-sbattezzo/) – nemmeno mi pronuncio; non conosco a fondo le questioni, ma non condivido queste posizioni che ripeto, più che dettate da agnosticismo, mi sembrano dettate da anticristianesimo o anticattolicesimo.

 

Se dovessimo evitare tutte le giornate “care” alla religione siamo a posto.

E tutto per non urtare..

Mai fare il gay pride il giorno del corpus domini!

Mai farlo a Roma!

Ma la società è di tutti.

Il calendario e la città anche.

E io non entro in chiesa a predicare l’ateismo.

 

Ringrazio di cuore tutti i genitori che, cristianamente o non cristianamente, si assumono ancora il dovere di educare i propri figli in modo che poi, da adulti, questi figli possano maturare liberamente le proprie capacità di scelta e discernimento, che purtroppo io oggi vedo spesso mancare nelle nuove generazioni.

 

Per me il dovere nei confronti dei propri figli è quello di dotarli degli strumenti cognitivi sufficienti per distinguere.

E decidere.

 

 

Tuttavia sono nata e vissuta in Italia,  sono contenta di essere italiana e sono contenta di essere cristiana anche se sono due cose diverse, ma credo che la religione sia uno degli elementi basilari che distingue una cultura e quindi una nazione (non parlo di stato, ma di nazione). Penso di rispettare abbastanza le altre religioni e, se mi reco in paesi stranieri, cerco di informarmi anche sulla religioni, gli usi e costumi di quel paese per non offendere i cittadini ivi abitanti. Nel mio piccolo cerco di portare avanti una cultura di rispetto, tolleranza e non violenza; o quantomeno questi sono valori basilari che a mio parere dovrebbero appartenere a tutti. Se la mia ignoranza reca offesa, me ne rammarico e prendo atto, ma spero di sentirmi ancora per un bel po’ di tempo italiana, con la cultura, le tradizioni e la religione che caratterizzano questo paese – rispettando chiaramente le identità altrui.

 

 

Apprezzo il tuo comportamento ma ritengo che sia frutto di una produzione culturale mirata.

Non sono orgoglioso di essere italiano più di quanto mi interessi la nazionalità di un tedesco o un somalo.

E’ solo un caso. Non mi sento responsabile dell’operato di un mio connazionale.

Non orgoglioso per il suo patriottismo o in angoscia per il suo razzismo.

Valuto il singolo individuo, collocandolo nel contesto per comprenderlo, ma non deresponsabilizzandolo per questo.

 

La “cultura” religiosa è parte della struttura di un paese?

Certamente.

Ma è solo uno dei molteplici strumenti utilizzati per governare.

Religione (dio) e patria.

Durremat diceva che quando lo stato si prepara ad assassinare si fa chiamare patria.

Sarei curioso di sapere cosa avrebbe detto della religione.

 

 

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Nuova replica.

By Sallustro, Fabio at Jan 18, 2010 04:59 AM

Incollo integralmente la replica appena giuntami.

Saluti

 

 

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Gli spunti di riflessione sono qui davvero innumerevoli e cercherò di essere più sintetica possibile, iniziando dal secondo punto: la questione dei termini “ecclesiastico” e “religioso”.

Ho utilizzato non a caso tali diciture raggruppandole, proprio per porre maggior risalto a come persone che si dicano provenienti dal mio stesso mondo – il mondo cattolico appunto – al fine di raggiungere i propri scopi, impieghino il loro tempo in contestazioni a mio parere di dubbia utilità, e siano disposte a mascherare le vere ragioni che li spingono ad agire, con ragioni di natura religiosa e/o ecclesiastica, che in realtà non sono il fulcro delle vere questioni. Non credo che una ludica lettura dell’oroscopo in un varietà televisivo di basso livello culturale possa essere considerato nella religione cristiana cattolica, dalla Chiesa o dal clero come un atto spregevole da condannare in quanto fonte di scandalo o fomentatore di superstizioni e paure. A mio parere le critiche da esprimere contro le rappresentazioni di dubbia eticità sono ben altre, come ho citato precedentemente.

 

Mi parli poi di religione, di credere in Dio come “solo una ricerca di conforto priva di razionalità”; beh, questo credo sia un tema troppo vasto per discuterne in questa sede, ma non posso non esimermi da aprire una parentesi, che può rimanere poi da filo conduttore per le altre questioni da te menzionate.

Inizio dal fatto che per me il discorso religioso, in senso lato, è e rimane in primis un discorso di fede e non un discorso teologico. Questo per me, per il mio vissuto e per l’educazione che ho ricevuto e che ringrazio i miei genitori di avermi donato fin da piccola. In particolare ringrazio la mia nonna che, benché proveniente da una famiglia colta e benestante, ha dedicato la sua vita al lavoro e al servizio della famiglia, di un marito affatto docile, e alla preghiera, sino a scegliere di diventare poi terziaria francescana. La sua straordinaria bellezza, compostezza e perseveranza nel cercare di mantenere saldi i valori della fede, della famiglia e dell’amore per il prossimo, questo suo modo di essere semplicemente Donna è stato forse per me uno degli esempi più vicini di testimonianza dell’amore di Dio, al di là dei piccoli miracoli che anche all’interno della mia famiglia si sono verificati e che sono certa un qualsiasi agnostico o ateo potrebbe confutare. “Noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto, ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?” (Gv 3, 11-12).

La fede è qualcosa di più che va al di là della ragione; la fede è come l’amore, che talvolta è davvero inspiegabile, ma esiste e ne sei certo. La fede è un dono, come l’amore; se hai avuto l’opportunità di riceverlo capisci la sua incommensurabile grandezza e fonte eterna di felicità, diversamente è per me assai difficile da spiegare. Un dono così bello che vorresti che anche gli altri ne possano godere e, proprio per sua natura, da coltivare solo con la preghiera e testimoniabile con le opere.

Io credo e cerco di praticare non per paura, ma per gioia e, al contrario, mi trovo a invocare il “timor di Dio” affinché possa spingermi al perseguimento di un’esistenza più consona al Suo volere.

Dio è conforto? Certo! Una ricerca priva di razionalità? Forse – i teologi mi perdonino – perché tu conosci forme di conforto razionale? Io conosco forme di appagamento al proprio Io, si voglia considerarlo da un punto di vista intellettivo, sociale, fisiologico, esteriore o qualsiasi altra forma più o meno scientificamente manifesta. Ma il conforto dell’animo? Non lo trovi forse in forme di ascesi spirituale? Inoltre sei così sicuro che l’appagamento dei bisogni dell’Io coincida con un reale conforto e con la scoperta della felicità?

La fede rende l’uomo libero e felice? Sì, se davvero ce l’hai… e bisogna coltivarla per non perderla, perché la vita terrena è così ricca di stimoli che è facile e più ragionevole pensare che altre fonti di appagamento possano davvero esaudire i nostri desideri.

Questa premessa per dirti che mi trovo d’accordo con te quando accusi alcune autorità ecclesiastiche e/o religiose di essere a volte troppo semplicistiche – ammesso che sia davvero così e che non siano i media a trasferirci un messaggio deficitario – in merito a questione di rilevanza mondiale, come il problema della diffusione dell’AIDS; troppo comodo chiamarla “la malattia dei peccatori”, vero e aggiungerei un riferimento al Vangelo di Giovanni, ove, nel passo sull’adultera, la donna viene invitata da Gesù a non peccare più, ma agli scribi e farisei viene contestato “chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra” (Gv 8, 7). Continuare a predicare l’importanza dei valori cristiani anche nel mondo temporale, e valorizzare il corpo come tempio dello Spirito è un conto; ostacolare coercitivamente l’utilizzo di metodi preventivi alla devastante diffusione della malattia o attuare forme di violenza psicologica è un altro. Ma è proprio vero che autorità religiose si siano imposte così drasticamente sulla volontà dell’uomo in tal senso? Perdonami l’ignoranza… sai perfettamente che, a proposito di cultura, la tua carta è sempre vincente nei confronti della mia.

 

In ogni caso gli errori compiuti da membri clericali ed ecclesiastici più in generale purtroppo ci sono – mi vengono in mente le Crociate di quasi mille anni orsonoe purtroppo continueranno ad esserci (e spero anch’io davvero che un giorno Dio ce lo perdonerà) perché sta nella natura dell’uomo la possibilità di errare. E chiaramente questo è ancor più suscettibile di giudizio, giustamente, se tale uomo si dichiara promotore di ideali e valori di giustizia, pace e tolleranza.

Più facile, a mio parere, è invece dire “non credo, quindi mi astengo dal prendere una posizione e, anche qualora io prenda una posizione, non sono suscettibile di giudizio divino perché non credo”. E quale giudizio prettamente umano può stabilire ciò che sia giusto o sbagliato? Un uomo uccide davanti ai tuoi occhi tua moglie; cosa fai? Al di là di qualsiasi ragione plausibile. Lo uccidi a tua volta e inizi una “guerra”? Non lo uccidi, reprimi la tua ira e il desiderio di vendetta e giustizia umana perché sei pacifista? Quell’uomo ora uccide anche tuo figlio davanti ai tuoi occhi, cosa fai?

Io cosa farei da cristiana cattolica? Te lo dico in tutta onestà… non saprei… probabilmente non lo ucciderei perché mi mancherebbe il coraggio, ma non sono certa che questa scelta deriverebbe necessariamente dagli insegnamenti cattolici che ho introiettato dentro di me nel corso degli anni. In ogni caso ci provo a seguire l’etica cristiana e a generare amore al posto dell’odio.

Ancora più facile e a mio parere deprecabile è la posizione di chi dice “io credo, sono cattolico, ma non pratico”, ma cosa mai significa? Vuol dire “Dio so che ci sei e attraverso tuo figlio hai salvato l’umanità, ma mi disinteresso ai tuoi insegnamenti e a coltivare la mia fede perché ciò comporta impegno e sacrificio e non ne ho voglia? In fondo finché se non uccido nessuno che male faccio?”. E mi ci metto pure me stessa in questa fascia di persone perché, nonostante la mia costante preghiera a Dio, sono consapevole della mia umana incoerenza, anche se cerco di migliorarmi.

 

E qui arrivo a quando parlavo di una religione troppo “permessivista”. La religione cattolica, a mio parere, lascia molta libertà di interpretazione delle Sacre Scritture e tale libertà è sicuramente un bene, proprio perché l’interpretazione stessa è dell’uomo, ma questa a volte rischia di confondere l’uomo stesso nelle prese di posizione e nella sua credibilità agli occhi degli altri. Ciò provoca come dici tu incoerenze – per me definibili più come sfaccettature - agli occhi di chi si dichiara non credente, incoerenze che talvolta non mettono d’accordo nemmeno i membri ecclesiastici stessi. Io stessa nel porre alcune questioni a sacerdoti e teologi, ho ricevuto risposte differenti; e posso anche aggiungere che, se le mie esperienze fossero state troppo limitate (perché comunque per la mia natura incline alla conoscenza, le ritengo limitate), avrei potuto anche allontanarmi dalla Chiesa quando mi sono state dette parole scandalose. Ma condannare tutto il clero, la Chiesa o perfino la religione per un semplice uomo è davvero improponibile e riduttivo per me. La fede è messa a dura prova, SEMPRE; e sono ormai certa che tutta la ma vita sarà sempre tormentata da questo, a partire dalla scelta di studi che io ho deciso di intraprendere. Se penso però che lo stesso figlio di Dio, nelle ultime sue preghiere dice “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu” (Mc 14, 36), allora ritrovo con serenità la mia fede e cerco di cogliere nella vita il volere di Dio nei miei confronti.

Accusi le rimostranze cattoliche di limitare la libertà espressa da movimenti che si definiscono atei e agnostici come l’UAAR? Perché i cattolici devono stare zitti e non manifestare il loro dissenso in merito a iniziative anti-cristiane più che agnostiche o atee e i generale laiche? Questo non solo in merito a un opinabile slogan che suona più che altro come un grido liberatorio e ostentato di paura nel vuoto – visto che Dio non esiste, corretto? – ma in merito anche a questioni più delicate come, ad esempio, l’obiezione ai genitori cristiani che battezzano i propri figli (http://www.uaar.it/laicita/sbattezzo/).

A prescindere dal fatto che questa unione tra atei e agnostici razionalisti mi sembra un sorta di alleanza ideologica forzata, personalmente rispetto, anche se non condivido, la posizione di persone che si dicono non credenti; viene meno il mio rispetto quando tali posizioni, invece di perseguire l’intento di portare avanti uno stato meramente laico, sfocino in propagande e iniziative volutamente ed esclusivamente anticristiane, senza portare un valore aggiunto che delinei un’assertiva ragione all’operato. E ciò mi provoca profonda tristezza.

Sono umanamente contenta se questi appartenenti all’UAAR siano persone felici – e forse lo sono più di me – e abbiano trovato su questa terra soluzioni concrete per la felicità, senza la necessità di credere in Dio, o in un dio che possa liberarle da un senso di vuoto e desolazione nel constatare che i soli appagamenti terreni non bastano a renderle felici. Sono contenta per queste persone, davvero, perché probabilmente riescono a vivere il disincanto del mondo in modo positivo a differenza mia. Ma allora mi domando: perché la necessità di gridare “La cattiva notizia è che Dio non esiste. La buona è che non ne hai bisogno?” A parte la dissertazione che si potrebbe aprire proprio sull’esigenza di dichiarare Dio non esiste – esiste cosa?!?

Ci sono persone con una fede salda e che semplicemente sorridono amaramente nel vedere come l’uomo impieghi le sue energie e risorse nel promuovere una cultura anticristiana, non avendo potuto conoscere la grandezza e bellezza di Dio.

Ci sono però anche persone con una fede non così solida (e sono la maggior parte credo), ancorate ancora alle tradizioni e ai segni della fede più che all’essenza della fede stessa e che probabilmente proverebbero disdegno o solo amarezza nel vedere che le persone stesse con le quali vivono tutti i giorni e che hanno sempre rispettato, vogliano a tutti i costi porsi in una posizione avversa a loro. Per noi cristiani Dio è il Padre.

Per farti un esempio, magari stupido, ma che forse può rendere l’idea, è come se un tuo collega o amico o vicino di casa col quale parli tutti i giorni o al quale magari sei anche legato affettivamente, scrivesse su tutti i muri della città “Fabio Sallustro la cattiva notizia è che sei figlio di nessuno. La buona notizia è che non hai bisogno di esserlo”. Se tu vivi coi tuoi genitori e hai un buon rapporto con loro, quello che puoi provare è forse compassione per chi ha sentito la necessità di volerti recare offesa – anche se forse non ce l’ha fatta. Se però già soffri per il fatto che non vivi un rapporto del tutto sereno coi tuoi genitori, o magari semplicemente li vorresti un po’ più vicini per sentirne l’affetto, o magari non li hai mai conosciuti anche se sai che da qualche parte esistono, allora forse una frase di questo genere potrebbe quantomeno darti fastidio, non credi? E perché poi doverla dire a tutti i costi? Solo perché tu cerchi di parlare dei tuoi genitori e testimoniare la loro esistenza (per quello che sai o quel poco che ti hanno raccontato) ai tuoi figli, facendoli sentire parte di una storia?

 

Le istituzioni religiose non devono pronunciarsi in merito a questioni laiche? E perché? Se tu credi in qualcosa, ti attivi affinché il tuo pensiero possa essere considerato dagli altri e “lotti” contro chi ti vuole calpestare o opporre resistenza. Sbaglio? Gesù Cristo stesso è stato se vogliamo un “sovversivo”.

 

Per quanto concerne altre iniziative sempre promosse dall’UAAR  - quali la decisione di fissare il gay pride casualmente nella giornata del Corpus Domini (http://www.arcigay.it/genova-pride-nazionale-2009) anche se poi stato spostato, oppure la richiesta fatta per lo “sbattezzo” (http://www.uaar.it/news/2008/05/27/ottobre-giornata-dello-sbattezzo/) – nemmeno mi pronuncio; non conosco a fondo le questioni, ma non condivido queste posizioni che ripeto, più che dettate da agnosticismo, mi sembrano dettate da anticristianesimo o anticattolicesimo.

Ringrazio di cuore tutti i genitori che, cristianamente o non cristianamente, si assumono ancora il dovere di educare i propri figli in modo che poi, da adulti, questi figli possano maturare liberamente le proprie capacità di scelta e discernimento, che purtroppo io oggi vedo spesso mancare nelle nuove generazioni.

 

Concludo dicendoti che anch’io non giudico la singola persona e, paraddoslamente, ho forse più amici che si dichiarano atei, di amici credenti e, fra questi ultimi, solo una cossiddetta “praticante” (sorrido)… la bellezza dell’umanità sta nella sua infinita ricchezza di diversità. Tuttavia sono nata e vissuta in Italia,  sono contenta di essere italiana e sono contenta di essere cristiana anche se sono due cose diverse, ma credo che la religione sia uno degli elementi basilari che distingue una cultura e quindi una nazione (non parlo di stato, ma di nazione). Penso di rispettare abbastanza le altre religioni e, se mi reco in paesi stranieri, cerco di informarmi anche sulla religioni, gli usi e costumi di quel paese per non offendere i cittadini ivi abitanti. Nel mio piccolo cerco di portare avanti una cultura di rispetto, tolleranza e non violenza; o quantomeno questi sono valori basilari che a mio parere dovrebbero appartenere a tutti. Se la mia ignoranza reca offesa, me ne rammarico e prendo atto, ma spero di sentirmi ancora per un bel po’ di tempo italiana, con la cultura, le tradizioni e la religione che caratterizzano questo paese – rispettando chiaramente le identità altrui.

 

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Re: Paolo Fox Vs. Chiesa. La guerra per i fedeli.

By Sallustro, Fabio at Jan 14, 2010 03:58 AM


Premessa:
Per quanto mi riguarda l'onere della prova tocca al credente: colui che afferma deve dimostrare.
L'assenza di evidenze causalmente collegate rende facile la mia posizione.
Così come i cattolici in un certo senso "scartano" gli delle altre religioni io "scarto" tutti gli dei.
I cattolici non sono male.
Hanno solo un dio di troppo.

________


Paragonare trasmissioni futili (a mio parere) quali l'oroscopo di Paolo Fox e i programmi religiosi potrà suonare sgradito. In Italia.

Ma per diverse persone, più di quante si immagini (atei e agnostici non sono pochi, limitata è la loro voce piuttosto), la sostanza delle due tematiche non differisce significativamente quando rapportata alla fondatezza e alla dimostrabilità del concetto/i cardine che le guida.
Anzi, la possibilità che esistano influenze scientifiche in un oroscopo è comunque una possibilità che considero maggiore rispetto a quella che l'influenza scientifica ha avuto nello sviluppo delle tre grandi denominazioni.
A meno che, ovviamente, non si voglia considerare lo sforzo anti-scientifico che la chiesa ha sempre messo in atto nei confronti dell'universo che la circonda. (effetivamente è influenza quella della chiesa sulle ricerche di  Galileo -e sulla ricerca sulle staminali- per restare più attuali)

Non elencherò quanti atti, anche recenti, siano stati messi in atto da parte delle istituzioni religiose per non far progredire la società nel corso degli anni.
Credo davvero che gli esempi non mancherebbero.

Dunque?

Dunque considerare spazzatura un tipo diverso di televisione. (per citarti <<che si ostina a proporre una pseudo-cultura legata esclusivamente all'idealizzazione di una perfetta immagine dell'Io apparente>>) mi trova certo concorde ma non mi spinge a considerare meno deleterie le valenze di programmi che secondo me possono avere pessime influenze sulla natura umana.

Ci sono programmi di astrologia degni di menzione?
Immagino di si.
Paolo Fox è tra quelli? Non saprei ma ribadisco che, per quanto non mi trovi a favore, una volta l'anno non cadrà il mondo (anche se me lo eviterei).

...


Ma arrivo al secondo punto.
Dici che i temi ecclesiastici e religiosi sono sempre presi di mira?
Premettendo che questa sensazione la percepisco io invece nei confronti di tutti coloro che vorrebbero compiere libere scelte e si trovano bersagliati da arcaiche impossibilità strutturali in uno stato solo fintamente laico ma che risulta soggiogato dalla chiesa (questo per dire banalmente che le percezioni cambiano a seconda del soggetto)...oltre questa premessa prendere di mira tematiche ecclesiastiche e religione è un discorso che andrebbe scisso in due.

Religione è una cosa, questione ecclesiastica (in Italia poi!) è ben altra.

Se dovessi fare valutazioni sull'operato di molte cariche religiose in attività (Bagnasco per fare un nome) non sarei tenero.
E se considero la religione alla stregua di una superstizione che cavalca le paure degli esseri umani non valuto in modo globalmente negativo il singolo fedele.
Ognuno di noi ha le proprie paure e le proprie incoerenze.
Credere in dio non rende una persona necessariamente negativa.
E' solo una ricerca di conforto priva di razionalità.
Ma anche io cerco conforto in altre cose pur non essendo coerente.

Sbagliato però è credere che certi comportamenti, certe imposizioni, certi tentativi di convertire non generino danni incalcolabili.
(sarebbe troppo facile tirare fuori le gravissime responsabilità della chiesa in tema di prevenzione AIDS o le affermazioni fatte da molti appartenenti alla sfera ecclesiastica -e non semplici fedeli- nei primi anni di diffusione del contagio: "la malattia dei peccatori")

Roma è la culla della cristianità?
Beh, senza cinismo, spero che un giorno ce lo perdoneranno.

Quanto a testimoniare la propria fede, ben venga...se ci si tiene.
Ma in Italia la testimonianza di fede non è casuale ma impositiva.
Non stiamo andando OFF TOPIC.
Parliamo di divulgazione di una fede attraverso tutti gli strumenti possibili.

In modo ostinato senza curarsi della diversità.
Abbiamo oltre un sesto della popolazione mondiale composta da atei/agnostici.
Non è poco.
In Italia uno su sette.
Eppure la loro voce non è esattamente la stessa della chiesa. (che non sono i restanti 6)
Il famoso tentativo di sponsorizzare la UAAR sugli autobus di Genova è fallito miseramente a causa della rancorose rimostranze dei cattolici.
L'unico tentativo.
E' libertà questa?

Vorrei capire in questo senso...cosa tu intenda per religione "permissivista"...se lo fosse di meno quale sarebbe l'incidenza dell'intervento religioso nella nostra vita quotidiana..?

 

 

Tutto da buttare?
No, come ho già detto, difendo il fedele come essere umano incoerente, ovvero come essere umano.
E difendo anche alcune figure le religiose (non certo il papa).

Esempio:

Il vescovo Oscar Romero era un eroe.
Un vero eroe.
Uno che prima di credere nella fede credeva nella giustizia. E che per difendere i poveri in El Salvador è stato trucidato.

<<Infatti Romero per le sue posizioni apparentemente vicine alla teologia della liberazione, ebbe sempre un cattivo rapporto con la curia romana, tanto che non riuscì ad ottenere l'appoggio del nuovo papa Giovanni Paolo II. Il Papa ha sempre tenuto conto delle sue notevoli capacità pastorali e della sua fedeltà al Vangelo, ma la paura di una teologia vicina al marxismo, teologia che apparteneva a dei preti più radicali ma non al vescovo Romero e a tanti altri teologi della liberazione, lo farà procedere molto cauto e metterà ostacoli tra l'America Latina e la Santa Sede.>>
http://it.wikipedia.org/wiki/%C3%93scar_Romero

Alla sua morte la chiesa cattolica ha pensato alla possibile beatificazione, dopo aver visto la reazione di tutti i fedeli del Sud America.
Un po' tardi.

Sulla questione -Romero/Giovanni Paolo secondo- le polemiche sono aspre.
Io prendo atto della diffidenza nei confronti della sua personsa, diffidenza superata alla sua morte, in un modo che definirei opportunistico.

Lui resta un eroe.
La chiesa cattolica e il papa di allora decisamente ne escono peggio.

(di quello di adesso manco parlo)

 

Saluti

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Re: Paolo Fox Vs. Chiesa. La guerra per i fedeli.

By Sallustro, Fabio at Jan 13, 2010 07:22 AM

Incollo la risposta di una persona che ha tentato di iscriversi... ma come sempre ZMAG non è propriamente comodo in questo senso.

Tolgo i riferimenti personali e rispondo in seguito.

_________

Mi pare di capire che la legittima critica alla risposta di Luca Borgomeo sulla vicenda Oroscopo del 2010 su RAIDUE si sia qui trasformata in un non altrettanto ragionevole paragone fra trasmissioni eticamente futili, o comunque di dubbia moralità, e trasmissioni sicuramente non considerate interessanti dall’unanimità dei “pubblici” spettatori, ma quantomeno di un certo contenuto spirituale, etico e talvolta anche storico, benché non necessariamente condivisibile.

Premetto che, a mio parare, converrebbe considerare “spazzatura” un altro tipo di televisione, che nulla giova all’interesse pubblico e che si ostina a proporre una pseudo-cultura legata esclusivamente all’idealizzazione di una perfetta immagine dell’Io apparente. Una mera e scialba immagine dell’Essere che ne trasmuta ogni peculiarità e “imperfezione”, appiattendolo ad una sorda e devastante “in-defezione” (concedimi il termine, ma parlare di perfezione sarebbe decisamente inappropriato in questo contesto).

Non mi dilungo comunque su questo tema che tende ad esula dalla mia critica ed arrivo alla questione.

Non voglio esprimermi sull’argomento in sé riportato dai media, anche se, in quanto cattolica (almeno ci provo), non riesco a trattenermi dal sorridere - ironicamente s’intende – quando percepisco che i temi ecclesiastici e religiosi siano come sempre presi di mira per celare scopi di diversa natura. E spero nella migliore delle ipotesi, come sono sempre solita pensare, che le affermazioni suddette negli articoli citati nascondano davvero interessi differenti e non siano invece dettate da semplice ignoranza. Personalmente sono contro la superstizione e credo sia giusto che la Chiesa continui a perseverare nella battaglia contro le sue varie forme di manifestazione, ma un conto è parlare di superstizione, un altro è parlare di astrologia. Se per astrologia si intende una “vendita di favole”, come hai suggerito poi, allora mi trovo di fronte a una riduttiva e a-prioristica mal interpretazione di una pseudoscienza che da sempre ha interessato l’uomo nel suo rapporto con l’universo, e che per lunghi anni lo ha guidato anche nella praticità del vivere quotidiano, quando ancora non si conoscevano le equazioni matematiche che stanno alla base di molteplici fenomeni fisici che ci circondano. Se poi a questa serie di “credenze astrali”, avvolte eternamente in un’immensa aura di mistero, si voglia conferire un valore di fede assoluta, che possa condizionare il comportamento dell’uomo e il divenire futuro, allora si parla di superstizione, ma onestamente non vedo nell’oroscopo proposto da Raidue una sorta di plagio psicologico su soggetti vulnerabili e già psichicamente deboli.

A questo punto trovo molto più aberranti trasmissioni televisive come il noto “gioco dei pacchi” – nel quale, oltre all’assurdità del gioco stesso, vengono lette storie di vita personale, a prescindere dal fatto che siano vere o meno, con tanto di sentimenti e impegni su quelli che dovrebbero rappresentare i veri valori della vita – o programmi come l’estrazione del lotto. Non è forse più condannabile questa come tipologia di superstizione?

L’importante però è preservare l’audience, corretto?

Non sta a me decidere cosa sia di pubblico interesse e, in ogni caso, non è importante, perché ciò che serve ai media è massimizzare i profitti, e si sa che, per l’uomo di oggi, è molto più facile vivere di falsi sentimenti in una realtà virtuale, piuttosto che dedicarsi alla reale ricerca del sé nello spirito.

La mia critica qui è al paragone proposto tra il programma sull’oroscopo e i programmi (anche pochi aggiungerei) dedicati a uno dei fondamenti della cultura italiana, perché Roma, non dimentichiamolo, è la culla del Cristianesimo, una religione oserei dire troppo “permessivista” e che, purtroppo, sembra quasi scomparire per l’incapacità di noi cattolici nel testimoniarla. E testimoniare non significa certo privare l’altro di pensare.

Trasmettere invece programmi che possano offrire validi spunti di riflessione in merito ad altre culture e/o religioni? A mio parere sarebbe auspicabile, ma probabilmente non farebbe audience!

Non a caso penso di essere una delle ormai pochissime persone che solo saltuariamente si sofferma di fronte ad un programma televisivo e che preferisce ancora la radio, la stampa e i racconti delle persone più prossime per farsi raccontare la loro percezione della verità. Scelta opinabile?  Sicuramente, ma ciò che viene riportato dai media è comunque sempre una parte di realtà/verità – quando non sia perfino una falsa montatura di stralci di realtà affinché l’insieme possa denotare una visione distorta e menzognera – e reputo che ascoltare fonti differenti e diversi punti di vista, soprattutto di persone da me scelte e stimate, possa aiutarmi a considerare un approccio più ampio della pseudo-realtà propostaci.

 

 

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Commento esterno.

By Sallustro, Fabio at Jan 13, 2010 07:02 AM

Come sempre ZMAG non è proriamente comodo per rilasciare

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