Primo maggio e il pifferaio magico.
By Fabio Sallustro at May 04, 2010 |
|
“Egli sonava avanzandosi in strada e percorse così tutta la città per lungo e per largo: e da ogni uscio escivano incredibili folle di topi, tombolando, ruzzolando giù dalle scale, e tutti via dietro al magico flauto, contenti, felici, salterellando e fischiando…finché dietro l’orme del sonatore arrivarono al Weser, e vi affogarono tutti. “
Il pifferaio magico.

Ho provato a convincermi che sia stato un successo.
E per farlo ho tentato di ricordare quanto ho visto.
Decine di migliaia di giovani.
Migliaia di persone meno giovani.
Numerosi carri a tema
Moltissimi banchetti per la raccolta firme contro la privatizzazione dell'acqua.
E non basta: argomenti importanti manifestati in numerose forme espressive.
Dalla precarietà alla crisi . (“uniti contro la crisi” della Maflow/Marcegaglia/Lares)
Passando attraverso le aziende che questa crisi la stanno vivendo sulla propria pelle.
Fino alla critica del sistema capitalistico nella sua più profonda essenza (zona risk).
Temi attuali (NOEXPO, centri sociali, gruppi di femministe, LGBT, e reti studentesche...solo per citarne alcuni)
Ho letto alcune riflessioni assolutamente pregevoli in tal senso (vedere sinistra critica)
E non posso non condividerne alcuni punti.
Quindi se cerco di ricordare solo questo allora forse posso dire che sia stato un successo.
Ma la verità è che non lo penso.
Non lo credo affatto.
Penso sia stato un fallimento e per arrivare a questa conclusione mi sono dovuto confrontare con altre persone, altre percezioni.
Per fare una simile affermazione forse dovrei avere chiaro il mio concetto di successo in relazione alla questione "precarietà del lavoro".
Solo che non ci riesco e quindi preferisco individuare meglio cosa non mi ha convinto.
E' vero, decine di migliaia di persone.
Ma quante di queste si sono ritrovate ancora sobrie alla fine del corteo?
Anzi, quante sono state sobrie all'inizio del corteo?
Quanti non erano fatti o in pieno stato di alterazione?
E' tutta qua, dunque, la mia critica?
Il problema allora sono solo quattro giovani in croce con un legittimo desiderio di divertirsi?
Immagino di no.
Immagino che il problema non siano quattro giovani ma quarantamila giovani.
Quarantamila giovani che vengono a un raduno musicale sapendo che potranno giovare di un rave party diurno in perfetta legalità.
Non ci sarebbe alcun problema neanche in questo (non per me almeno).
Ma eviterei di far percorrere a questa folla le strade di una città sotto la bandiera della “lotta per il diritto a un lavoro”.
Ancora troppo poco però.
Torniamo all'inizio.
Alla ricerca di un criterio per stabilire se il primo maggio di Milano sia stato un successo.
Le parole dei miei amici più “neutri” non hanno alcun valore statistico e fungono soprattutto da stimolo intellettuale.
Ma prendo atto del fatto che siano restati profondamente colpiti dal numero di carri sostanzialmente privi di qualunque messaggio sociale.
E non è stata solo l'assenza del messaggio a stupirli: camion che non erano altro che un muro di suono impossibile da valicare.
Tir di grandi dimensioni che producevano musica ad altissimo volume mentre erano seguiti, a passo d’uomo, da una danzante e assai poco presente folla di adolescenti.
Fatico a credere che questi ragazzi in qualche momento del percorso siano arrivati a recepire messaggi diversi da quelli musicali.
E' una vile generalizzazione la mia, lo so bene.
Una percezione che non presenta alcun elemento di dimostrabilità.
Ho visto con i miei occhi centinaia e centinaia di ragazzi che ancora prima di essere arrivati alla fine erano già sul punto di crollare.
Ma anche questo non dimostra nulla.
Mi sono chiesto se almeno il 5% dei giovani partecipanti alla manifestazione si sarebbe in qualche modo trovato ad essere più sensibile alle tematiche del lavoro.
E la risposta che mi sono sentito di dare non è stata affatto positiva.
Mi è stato fatto notare che anche quel famoso (e ottimistico) 5% dei giovani se mai dovrà affrontare delicate questioni lavorative sarà costretto a farlo con un'ottica completamente diversa rispetto a quella attuale.
Poco male. La mia speranza non è l’informazione in sé quanto la creazione di una predisposizione a riceverla questa informazione.
Siamo molto, molto più indietro.
Eppure anche sotto questo punto di vista sono poco fiducioso.
Tenendo però a mente le critiche dei miei amici, porto queste considerazioni verso un contesto esterno.
Come è stata vista la manifestazione?
Come è stata percepita?
Non ho sondaggi da poter citare (sembra quasi una riflessione sul nulla).
Pur partendo dalla premessa che l'occhio guarda raramente è privo di opinione quale reazione deve essere stata prodotta da questa Mayday?
Visto che la sensibilizzazione esterna in un corteo (anche se questo in particolare è decisamente fuori dai canoni) è elemento fondamentale allora cosa possiamo dire?
I messaggi veicolati verso “l’altro non partecipante” quali sono stati?
Balla che ti passa?
Sfinisciti per dimenticare?
Leggo alcuni articoli.. (il tenore dei principali quotidiani -escludendo "il giornale" e "libero"- resta analogo)
http://www.milanotoday.it/zona/1-centro-storico/may-day-party-a-milano-1-maggio-2010.html
“A decine, invece, i manifestanti raccolti in stato pietoso, in coma etilico o sballati per la droga, portati in ospedale o curati nella tenda-ospedale da campo allestita dalla polizia municipale su richiesta del 118. E un superlavoro per gli uomini Amsa, che si sono mossi dietro all’ultimo dei 40 camion carnevaleschi del decimo Mayday Parade, nato come corteo dei precari e oggi catalizzatore di tutti gli antagonisti, centri sociali, teatranti disillusi, studenti arrabbiati, sindacati autonomi, partito alle due e mezza del pomeriggio di sabato.”
Onestamente questo parte di articolo è anche troppo positivo. Se la maggioranza del corteo fosse stata composta dai “gruppi” descritti l’avrei comunque visto come un successo.
Incollo adesso una parte di riflessione, completamente condivisibile dal mio punto di vista, di una persona che ha vissuto molte Mayday:
“Poi ho visto i migranti, nell’esigua sfilata di un paio di piccoli carri, e mi sono ricordata del sogno adolescenziale di una Mayday che punta e “cattura” proprio i migranti e li mette accanto ai giovani e agli sciamannati di vario tipo… Purtroppo proprio molti migranti, per esempio quelli che frequentano le scuole di italiano per irregolari, non sono tornati alla mayday e quest’anno lo striscione delle Scuole Senza Permesso è scomparso. La gente della mia età che affollava i sound system dalla metà del corteo in poi mi è parsa lontana anni luce, mi è parsa “brutta”, in-coinvolgibile non per la diversità di modi e di linguaggi ma per l’indifferenza e il nichilismo.”
Forse adesso mi è davvero chiaro che la manifestazione, per me, è stata un fallimento.
Perché?
Perché nella ricerca del consenso, nella ricerca del “numero” forse siamo andati oltre i limiti.
L’inclusione e la consapevolezza devono essere gli obiettivi.
Ma la coerenza deve essere il mezzo.
Persa quella il messaggio si svuota.



Risposta..
By Sallustro, Fabio at May 07, 2010 06:55 AM
Incollo la risposta integrale di una persona che ha letto l'intervento e avrebbe trovato gradevole rispondere se solo fosse stato possibile farlo senza difficoltà.
________________________________________________________________________
"Parto da quelle che sono le origini di questa manifestazione e quindi dalla lotta contro il precariato e leggo ad esempio sul sito http://italy.euromayday.org/soundtrack/
____________________________________________________________________________
Reply this comment
Re: Risposta..
By Sallustro, Fabio at May 07, 2010 07:32 AM
Vedi, quel 5% resta una mera ipotesi che nella mente di chi legge potrebbe sparire o lievitare.
Detto questo anche a me sarebbe piaciuto portare avanti istanze più precise.
Ma è vero solo in parte.
Solo in parte perché, come abbiamo già detto entrambi, alcuni carri sono riusciti a farlo.
Inoltre a me andrebbe bene anche una domanda, quella che hai preso da spunto, come "ti senti libero o schiavo".
In che senso?
Non devo necessariamente educare.
Ma predisporre all'interesse.
Il percorso sarà libero e individuale per i partecipanti.
Andranno dove devono e decideranno cosa sia più opportuno.
Ma deve esserci un input in tal senso.
Inoltre la specificità delle domande (sulle quali si potrebbe sindacare molto data la "tendenziosità" di alcune--- "cosa ne pensi a proposito della legge Biagi che ha favorito la regolarizzazione del lavoro, permettendo la somministrazione di manodopera solo alle aziende certificate secondo le norme di sicurezza e salute sul luogo di lavoro?"),
vitale in alcuni contesti,
nella mayday non deve necessariamente essere vista come unico scopo da raggiungere.
Detto questo credo che, come tutte le cose, si sarebbe potuto benissimo cercare un punto intermedio dove far convergere le diverse istanze.
E' sempre facile criticare quando non si partecipa nell'organizzazione (e parlo di me ovviamente)
Ma hanno provato.
Questo lo devo ammettere.
Il mio problema è la paura che il messaggio si perda, si modifichi o peggio degradi.
Altri carri di protesta?
Non ci trovo niente di male. Anzi.
I banchetti contro la privatizzazione dell'acqua non hanno nulla a che fare con la MayDay.
Ma non sono solo ben accetti.
Sono fondamentali.
Il fine della giornata è la sensibilità sul precariato.
Ma se delle tensioni comuni uniscono e non dividono allora ben vengano.
Le "variazioni satellite" intorno ad un evento mainstream, almeno per quanto mi riguarda, sono auspicabili, se spinte da giusti motivi.
...
Se invece affrontiamo la seconda parte del tuo intervento (quella più off topic diciamo) a quel punto mi trovo ancor più in disaccordo.
Il ritratto politico che dipingi di una destra che propone ideologie basate su "unione e stabilità se pensiamo ad esempio ai valori della famiglia, della vita e della patria" e che ...
beh,
la "proposta di ideologie" si forma attraverso strumenti diversi.
Non solo per mezzo di vuote affermazioni.
E non attraverso la privazione del diritto ad unioni (o concezioni) diverse che non siano quelle tradizionalmente codificate.
La "proposta di ideologie" si genera anche attraverso l'esempio e la prassi.
La consuetudine elevata a norma (per dirla in termini politico-internazionali).
Quando la teoria si dissocia dalla pratica in modo così violento e manifesto allora forse bisognerebbe cercare di capire quali siano i reali fini.
Basterebbe citare il più emblematico (e importante sotto molti punti di vista) esempio mai prodotto in Italia.
Il family day.
I più grandi leader della destra che si presentano al proprio elettorato per portare avanti questa ideologia che a loro per primi risulta stretta.
Divorziati di tutto il mondo ...unitevi!
O per fare un esempio recente...
Berlusconi che fa la comunione.
E la chiesa che si affretta ad interpretare le proprie norme per dire che il premier non ha fatto nulla che non sia accettabile.
Peccato che fino ad allora le cose non venissero, per prassi, comunemente viste in tal modo.
E la sinistra...
credo che qua ci sia un problema di comunicazione ancora più ampio
"valori umani di divisione e contro la vita, perché la vita nasce dall'incontro e dall'unione... e chi dice che la vita dopo i 3 mesi è vita e prima è il nulla? "
La sinistra (che tanto al governo o all'opposizione manco c'è) è a favore dell'incontro.
E dell'unione.
Ma non è detto che se tali unioni, tali comunicazioni, non siano in linea con la percezione dell'osservatore allora siano necessariamente meno importanti.
Se entrassimo ovviamente nel merito del discorso della "vita" la questione sarebbe ancora più ampia, e certo aspra, ma non credo sia necessario.
Detto questo...ti saluto.
Reply this comment
Re: Re: Risposta..
By Sallustro, Fabio at May 08, 2010 04:48 AM
Risposta (integrale):
Ma predisporre all'interesse.
Il percorso sarà libero e individuale per i partecipanti.
Andranno dove devono e decideranno cosa sia più opportuno.
Ma deve esserci un input in tal senso.”
Concordo con te, ma la domanda in questione è chiusa: libero o schiavo, quindi tendenziosa e implicante necessariamente a una scelta ristretta; ma manca il fondamento. Sto semplicemente parlando di principi di comunicazione, che vengono utilizzati come al solito a proprio piacimento affinché tutti siano indotti a produrre per la maggioranza la risposta voluta.
Le mie domande, al contrario, sono semplici esempi e certamente non tendenziose per chi conosce i temi; io stessa potrei risponderti sia a favore, sia contro, a seconda del punto di vista dal quale mi voglio porre. In ogni caso sono davvero domande aperte, quantomeno di senso compiuto o con una certa logica di fondo. Libero o schiavo invece… di che? Del lavoro, del datore di lavoro, del governo, della società in generale, o è un pour parler tanto per scrivere qualcosa sui giornali?
“Altri carri di protesta?
Non ci trovo niente di male. Anzi.
I banchetti contro la privatizzazione dell'acqua non hanno nulla a che fare con la MayDay.
Ma non sono solo ben accetti.
Sono fondamentali”
Anche a me ha fatto piacere vedere carri di altri movimenti che a mio parere danno un contributo costruttivo e, come dici tu, espongono tematiche fondamentali per tutti ed è davvero auspicabile che tutti riescano ad interessarsene realmente. A mio parere però, non era il contesto adatto questo.
Qui i temi fondamentali dovevano essere: protesta contro il precariato e musica per essere uniti insieme piacevolmente e con divertimento (forse nonostante tutti i problemi che le condizioni di precariato portano nella vita quotidiana delle persone e delle famiglie). Questo io avevo capito leggendo i siti internet che promuovevano l’iniziativa.
In Largo Marinai d’Italia lo stesso giorno si proponeva un festa del lavoro con animazioni, bancarelle di associazioni di volontariato, musica ecc. Ecco, magari avrei visto meglio le altre forme di protesta in quel contesto di più ampio respiro, ma credo che non sia stata certamente casuale la scelta dei luoghi e delle manifestazioni a cui partecipare.
Mi è sembrato che l’intento principale di questo May Day sia stato quello di far baccano a tutti i costi (e non musica), accompagnato talvolta da atti vandalici o comportamenti oltremisura (e non libertà di parola ed espressione , sia verbale, sia artistica in generale).
Non trovo in tutto ciò un contributo e/o un giovamento alla società. Tutto qui.
E il mio rammarico maggiore è proprio dovuto al fatto che io lotto ogni giorno nell’ottica del rispetto dei diritti delle persone, soprattutto dei diritti sul lavoro. Non sono certamente schierata a favore della cultura capitalista, ma vedere questa manifestazione mi ha rattristata parecchio.
…
Per quanto concerne poi le mie affermazioni in merito alla politica, concordo con te quando parli di “consuetudine elevata a norma” o di proposte che dovrebbero essere prese in considerazione, visto che in precedenza non se ne è mai parlato, probabilmente perché non ne erano state sollevate come problematiche in sé, e/o non sussistevano certe condizioni.
Per esempio, le sempre più diffuse convivenze tra omosessuali che vorrebbero contrarre matrimonio, potrebbero considerarsi un evidente caso di una prassi che sta consolidandosi negli ultimi anni. E sebbene non si evinca un’esplicita negazione a-priori di tale possibilità all’interno dei nei nostri ordinamenti e in primis nella Costituzione, in Italia viene a tutt’oggi negata in quanto non riscontra una contestualizzazione precisa a livello legislativo, forse semplicemente perché non previsto all’atto della redazione delle proposte di legge. Col senno di poi, magari i legislatori ai tempi avrebbero specificato sempre “matrimonio tra uomo e donna”. O magari si sarebbe potuto specificare che il matrimonio potesse verificarsi anche tra persone dello stesso sesso (o con diverse identità di genere sarebbe meglio dire).
In ogni caso, tutto ciò è prodotto dall’uomo ed è l’uomo stesso che decide e nulla deve necessariamente rimanere invariato. Ci sono strumenti di democrazia popolare che possono abrogare leggi ordinarie o presentare proposte di legge.
Diverso ancora è poi parlare di violazione di diritti umani da una parte, e dall’altra parlare di volontà di eguagliare determinate condizioni alle quali si sono riconosciuti diritti particolari. Il diritto della persona è una cosa, il diritto di qualsiasi persona a far necessariamente parte di uno status che gli altri cittadini non gli riconoscono per natura (natura di quello status) è un’altra cosa.
Concordo che non sia qui il caso di approfondire alcune tematiche di una sensibilità particolare, per non sfociare in semplicistiche considerazioni che parrebbero più come presa di posizione moralistica, piuttosto che come analisi dei contenuti della giurisdizione, al fine di un progresso civile della società, nel rispetto di ogni individuo.
Non vorrei nemmeno commentare le tue annotazioni sul Family Day o sulla posizione del clero in risposta alla comunione di Berlusconi, perché è sempre facile criticare gli altri (e io stessa critico e mi fa ribrezzo vedere certe cose… e queste non sono nulla rispetto alle oscenità che succedono nel mondo, soprattutto ove il rispetto di ogni vita umana dovrebbe essere la prima regola di vita), ma questo non c’entra con le ideologie che secondo ognuno di noi dovrebbero portare a una società più vivibile e meglio organizzata.
Io potrei aver abortito, essermene o meno pentita (non è questo il punto), e manifestare a favore della vita e della non interruzione di gravidanza… onestamente non vedo una palese contraddizione. Posso riconoscere ciò che a mio parere è auspicabile, anche se io magari non sono stata capace di farlo, per mia debolezza, per mancanza di supporto, per mancanza di mezzi di sostentamento, per mancanza di coraggio o semplicemente magari anche per amore (a mio parere) di una vita che suppongo avrei odiato fin dall’inizio e che ho in buona fede troncato prima, per la paura (la mia paura, non la sua) di non poterla rendere felice.
Dove sta allora la contraddizione? Perché invece vedere certe immagini ci porta disgusto?
Forse perché ci sono persone che si fanno paladine di massime ideologiche (perbeniste da un lato e liberaliste dall’atro) che, a mio parere, poco hanno a che fare poi con la messa in pratica di leggi conformi ai veri valori che vengono enfatizzati come valori portanti dei movimenti politici.
In sostanza ciò che non condivido pressoché in tutti gli schieramenti è l’ottica prettamente individualistica, che fondamentalmente si rivela come unico comune denominatore della partitocrazia italiana odierna e, benché io sia predisposta verso uno schieramento all’interno del quale riconosco maggiormente una concezione del bene comune, non solo come più importante del bene del singolo, ma come elemento fondamentale per la crescita e lo sviluppo di una società più ricca, nonostante le mie predisposizioni, noto comunque che faccio davvero fatica a riconoscermi realmente in qualche movimento attuale.
Probabilmente per ignoranza, non lo metto in dubbio, o forse per mancanza di volontà perché le mie priorità nella vita sono altre.
Ciò non toglie che pensare a volte mi faccia sorridere…
Reply this comment
Re: Re: Re: Risposta..
By Sallustro, Fabio at May 08, 2010 05:44 AM
Reply this comment
Re: Re: Re: Re: Risposta..
By Sallustro, Fabio at May 08, 2010 05:47 AM
Ma predisporre all'interesse.
Il percorso sarà libero e individuale per i partecipanti.
Andranno dove devono e decideranno cosa sia più opportuno.
Ma deve esserci un input in tal senso.”
Concordo con te, ma la domanda in questione è chiusa: libero o schiavo, quindi tendenziosa e implicante necessariamente a una scelta ristretta; ma manca il fondamento. Sto semplicemente parlando di principi di comunicazione, che vengono utilizzati come al solito a proprio piacimento affinché tutti siano indotti a produrre per la maggioranza la risposta voluta.
Le mie domande, al contrario, sono semplici esempi e certamente non tendenziose per chi conosce i temi; io stessa potrei risponderti sia a favore, sia contro, a seconda del punto di vista dal quale mi voglio porre. In ogni caso sono davvero domande aperte, quantomeno di senso compiuto o con una certa logica di fondo. Libero o schiavo invece… di che? Del lavoro, del datore di lavoro, del governo, della società in generale, o è un pour parler tanto per scrivere qualcosa sui giornali?
>>Stiamo andando a discutere di particolari ma va bene.
Una domanda chiusa non è necessariamente tendenziosa. E una domanda aperta non è necessariamente priva di elementi di parte, anzi.
Se una persona risponde “schiavo de chè?” o “si, perché ritengo che il capitalismo....”
apre la risposta. Ma “aprire” una risposta è davvero una difficoltà limitata.
Discorso diverso è vedere se l'intervistato avrà spazio per le sue risposte. O se saranno coerenti.
Invece se ti facessi una domanda tipo: “cosa pensi dell'indubbia efficacia della pena di morte?”
Beh, la domanda è aperta ma questo non implica che sia meno “schierata”.
Come tu stessa fai notare potresti concordare o dissentire a seconda del punto di vista.
Ma comunque, legittimamente in relazione agli assiomi che ti guidano, non metti in discussione alcuni assunti interni alla tua domanda. Credo sia un rischio ipotizzare che “chi conosce i temi” debba conseguentemente valutare le tue domande, una in particolare, non “schierate”.
“Altri carri di protesta?
Non ci trovo niente di male. Anzi.
I banchetti contro la privatizzazione dell'acqua non hanno nulla a che fare con la MayDay.
Ma non sono solo ben accetti.
Sono fondamentali”
Anche a me ha fatto piacere vedere carri di altri movimenti che a mio parere danno un contributo costruttivo e, come dici tu, espongono tematiche fondamentali per tutti ed è davvero auspicabile che tutti riescano ad interessarsene realmente. A mio parere però, non era il contesto adatto questo.
Qui i temi fondamentali dovevano essere: protesta contro il precariato e musica per essere uniti insieme piacevolmente e con divertimento (forse nonostante tutti i problemi che le condizioni di precariato portano nella vita quotidiana delle persone e delle famiglie). Questo io avevo capito leggendo i siti internet che promuovevano l’iniziativa.
In Largo Marinai d’Italia lo stesso giorno si proponeva un festa del lavoro con animazioni, bancarelle di associazioni di volontariato, musica ecc. Ecco, magari avrei visto meglio le altre forme di protesta in quel contesto di più ampio respiro, ma credo che non sia stata certamente casuale la scelta dei luoghi e delle manifestazioni a cui partecipare.
Mi è sembrato che l’intento principale di questo May Day sia stato quello di far baccano a tutti i costi (e non musica), accompagnato talvolta da atti vandalici o comportamenti oltremisura (e non libertà di parola ed espressione , sia verbale, sia artistica in generale).
Non trovo in tutto ciò un contributo e/o un giovamento alla società. Tutto qui.
E il mio rammarico maggiore è proprio dovuto al fatto che io lotto ogni giorno nell’ottica del rispetto dei diritti delle persone, soprattutto dei diritti sul lavoro. Non sono certamente schierata a favore della cultura capitalista, ma vedere questa manifestazione mi ha rattristata parecchio.
>>Qua mi trovo a difendere una manifestazione che invece nelle sue forme ho criticato! :-)
Gli atti vandalici, contrariamente a quanto dichiarato inizialmente dal vicesindaco, sono restati in limiti assolutamente standard.
Diverso il discorso se parliamo, come ho comunque precisato, dei vari ubriachi.
Resto naturalmente convinto che la presenza di carri con tematiche diverse ma fini comuni fosse ben accetta.
Stabilire il limite di questi fini comuni è invece questione da discutere. Ma data la piega in seguito assunta dalla manifestazione questo lo vedo come un problema limitato.
…
Per quanto concerne poi le mie affermazioni in merito alla politica, concordo con te quando parli di “consuetudine elevata a norma” o di proposte che dovrebbero essere prese in considerazione, visto che in precedenza non se ne è mai parlato, probabilmente perché non ne erano state sollevate come problematiche in sé, e/o non sussistevano certe condizioni.
Per esempio, le sempre più diffuse convivenze tra omosessuali che vorrebbero contrarre matrimonio, potrebbero considerarsi un evidente caso di una prassi che sta consolidandosi negli ultimi anni. E sebbene non si evinca un’esplicita negazione a-priori di tale possibilità all’interno dei nei nostri ordinamenti e in primis nella Costituzione, in Italia viene a tutt’oggi negata in quanto non riscontra una contestualizzazione precisa a livello legislativo, forse semplicemente perché non previsto all’atto della redazione delle proposte di legge. Col senno di poi, magari i legislatori ai tempi avrebbero specificato sempre “matrimonio tra uomo e donna”. O magari si sarebbe potuto specificare che il matrimonio potesse verificarsi anche tra persone dello stesso sesso (o con diverse identità di genere sarebbe meglio dire).
In ogni caso, tutto ciò è prodotto dall’uomo ed è l’uomo stesso che decide e nulla deve necessariamente rimanere invariato. Ci sono strumenti di democrazia popolare che possono abrogare leggi ordinarie o presentare proposte di legge.
>>Gli strumenti di legge nascono quando la società avverte il bisogno di “evolvere” verso una stato diverso (e dunque spinge per la messa a norma di prassi che non vengono inquadrate nelle leggi ordinarie). E' ben raro il caso, in ambito sociale, di uno stato (inteso come apparato) che proponga e metta in pratica rendendole legge istanze che non siano in linea con il tempo ma che al contrario percorrano la strada della lungimiranza. (solo in alcuni ambiti dai quali ovviamente escludo quello economico che segue ben altre strade)
Non possiamo avere il nord Europa in Italia perché gli italiani per primi non sono pronti e non lo vorrebbero.
Partire da questa considerazione diventa dunque fondamentale per
cambiare gli italiani
magari tentare comunque di muoversi con la parte più ragionevole ed aperta per ottenere leggi che aprano la strada in tal senso. Naturalmente parlando dell'Italia questo risulta difficoltoso in gran parte dei casi per motivi inevitabilmente legati al suo rapporto con la chiesa (rapporti storici e attuali).
Diverso ancora è poi parlare di violazione di diritti umani da una parte, e dall’altra parlare di volontà di eguagliare determinate condizioni alle quali si sono riconosciuti diritti particolari. Il diritto della persona è una cosa, il diritto di qualsiasi persona a far necessariamente parte di uno status che gli altri cittadini non gli riconoscono per natura (natura di quello status) è un’altra cosa.
>>Credo che qualcosa mi sia sfuggito...
Concordo che non sia qui il caso di approfondire alcune tematiche di una sensibilità particolare, per non sfociare in semplicistiche considerazioni che parrebbero più come presa di posizione moralistica, piuttosto che come analisi dei contenuti della giurisdizione, al fine di un progresso civile della società, nel rispetto di ogni individuo.
Non vorrei nemmeno commentare le tue annotazioni sul Family Day o sulla posizione del clero in risposta alla comunione di Berlusconi, perché è sempre facile criticare gli altri (e io stessa critico e mi fa ribrezzo vedere certe cose… e queste non sono nulla rispetto alle oscenità che succedono nel mondo, soprattutto ove il rispetto di ogni vita umana dovrebbe essere la prima regola di vita), ma questo non c’entra con le ideologie che secondo ognuno di noi dovrebbero portare a una società più vivibile e meglio organizzata.
Io potrei aver abortito, essermene o meno pentita (non è questo il punto), e manifestare a favore della vita e della non interruzione di gravidanza… onestamente non vedo una palese contraddizione. Posso riconoscere ciò che a mio parere è auspicabile, anche se io magari non sono stata capace di farlo, per mia debolezza, per mancanza di supporto, per mancanza di mezzi di sostentamento, per mancanza di coraggio o semplicemente magari anche per amore (a mio parere) di una vita che suppongo avrei odiato fin dall’inizio e che ho in buona fede troncato prima, per la paura (la mia paura, non la sua) di non poterla rendere felice.
>>Torno nuovamente ad essere fortemente in disaccordo.
Cerchiamo di essere chiari.
Qua non stiamo parlando di situazioni ai margini nelle quali la messa in pratica delle più banali norme morali di cui tanti si vantano sono rese difficoltose da contesti difficili.
Parliamo di gente che vive in una situazione di privilegio e potere e che da tale posizione “impone” comportamenti che per prima non vuole rispettare in alcun modo.
E non stiamo parlando di un solo rappresentante ma della grandissima maggioranza.
Dire che non esista contraddizione tra teoria e prassi perché esistono una serie di motivi che spingono a comportarsi in certi modi pecca (IMHO) almeno sotto diversi aspetti:
Nel contesto particolare nessuno degli esempi che hai fatto riguarda i leader della destra. Inimmaginabile, per quanto mi riguarda, ipotizzare Berlusconi o Fini, al loro ennesimo matrimonio, prostrati all'idea di aver smarrito l'amore della vita per una ragazza più giovane di 30 anni. La difesa della famiglia? Ma questo, per quanto li riguarda è solo un esempio.
Un assunto teorico privo di esempio pratico, e questo dovrebbe essere cardine di alcune denominazioni, è un vuoto parlare.
Gli uomini migliori dovrebbero essere coloro che ci guidano e non coloro che seguono. La colpa nel difendere una denominazione particolare (e non tutte ovviamente perché non è comodo) e nel difendere certi valori (la famiglia??) è doppia quando messa in atto a tali condizioni. Io non mi aspetto che Ferrero (per fare un nome) si faccia paladino della famiglia tradizionale. E dunque non mi interessa schernirlo nel momento in cui venissi a sapere che abbia infranto assunti per i quali NON si è battuto e NON ha richiesto il mio voto. A me fa girare le palle (per restare negli esempi) che alcuni diritti legati alla convivenza di fatto siano concessi a parlamentari che non ci pensano neanche ad estendere tali diritti ai cittadini. Sono questi i difensori della famiglia a destra.
L'impalcatura di una destra al potere che difende la famiglia, la patria etc.etc. è, nel migliore dei casi, fallace.
E' utilitarismo legato agli elettori che necessitano di rassicurazioni.
Dove sta allora la contraddizione? Perché invece vedere certe immagini ci porta disgusto?
Forse perché ci sono persone che si fanno paladine di massime ideologiche (perbeniste da un lato e liberaliste dall’atro) che, a mio parere, poco hanno a che fare poi con la messa in pratica di leggi conformi ai veri valori che vengono enfatizzati come valori portanti dei movimenti politici.
In sostanza ciò che non condivido pressoché in tutti gli schieramenti è l’ottica prettamente individualistica, che fondamentalmente si rivela come unico comune denominatore della partitocrazia italiana odierna e, benché io sia predisposta verso uno schieramento all’interno del quale riconosco maggiormente una concezione del bene comune, non solo come più importante del bene del singolo, ma come elemento fondamentale per la crescita e lo sviluppo di una società più ricca, nonostante le mie predisposizioni, noto comunque che faccio davvero fatica a riconoscermi realmente in qualche movimento attuale.
Probabilmente per ignoranza, non lo metto in dubbio, o forse per mancanza di volontà perché le mie priorità nella vita sono altre.
Ciò non toglie che pensare a volte mi faccia sorridere…
Reply this comment
Re: Re: Re: Re: Re: Risposta..
By Sallustro, Fabio at May 10, 2010 05:06 AM
Incollo, in forma integrale, la risposta inviatami.
Diverso ancora è poi parlare di violazione di diritti umani da una parte, e dall’altra parlare di volontà di eguagliare determinate condizioni alle quali si sono riconosciuti diritti particolari. Il diritto della persona è una cosa, il diritto di qualsiasi persona a far necessariamente parte di uno status che gli altri cittadini non gli riconoscono per natura (natura di quello status) è un’altra cosa.
>>Credo che qualcosa mi sia sfuggito...
Stavo sempre pensando al discorso del matrimonio tra omosessuali. Non credo che vengano violati diritti umani agli omosessuali in quanto non viene loro concessa la possibilità di contrarre matrimonio, anche se nella legge non esiste nessun divieto formalmente espresso. L’essere coniugato è uno status acquisito in quanto si è deciso di riconoscere la famiglia come cellula vitale della società, proprio in quanto prima culla della genesi umana e in natura l’uomo viene concepito dall’unione tra un uomo e una donna.
Questo non vuol dire che non possano esistere altre unioni o che altre unioni siano necessariamente negative, ma siccome i coniugi godono di una particolare tutela proprio in ragione del compito che hanno nei confronti della società (a prescindere dal fatto che poi questo compito lo portino o meno a termine, o come lo portino a termine… le leggi vengono istituite per fornire un ordine generale innanzitutto), il fatto che agli omosessuali, al momento e in Italia, non sia ancora concesso di contrarre matrimonio, non comporta una violazione di diritti umani a mio parare, bensì una restrizione a poter accedere a un determinato status sociale inizialmente concepito in modo diverso.
…
Tutta la tua critica della seconda parte, quella sulla politica per intenderci, è la dimostrazione dei miei assunti e cioè, come scrivevo nel primo commento, che i politici oggi (non so ieri) si arrogano il diritto di sbandierare ideologie massivamente condivise – come la salvaguardia della famiglia, dell’identità nazionale, il valore della vita, ecc. da una parte, e la tutela delle libertà dall’altra – per far presa su una determinata cerchia della popolazione e nascondere in realtà prese di posizione volte al raggiungimento di fini diversi.
Al di là dei singoli soggetti quindi (che sembrano poter fare qualsiasi cosa ormai, morale o immorale che sia, ma il cittadino non cambia drasticamente orientamento politico in base ai soggetti a quanto pare) vedo che nella prassi
E’ chiaro che poi all’interno degli schieramenti vi siano poi diversità talvolta anche sostanziali, ma il mio voleva essere un discorso che non entrasse nel merito delle correnti politiche in sé, ma un pensiero più astratto (vero sì, sto quasi parlando per assiomi me ne rendo conto) che viene accomunato nelle sue sfaccettature da un unico approccio alla politica prettamente individualista, un approccio che caratterizza la cultura occidentale e che, purtroppo, poco ha a che vedere con tutti gli assunti teorici proposti da entrambi gli schieramenti.
Ciò non vuole dire comunque che una persona sia giustificata a non scegliere, ed è anche vero che alcune posizioni sono certamente più criticabili di altre.
Non vedo molta incoerenza in certi politici, perché non vedo incoerenza con tutto il pensiero che caratterizza la nostra società, che fondamentalmente mette il bisogno del singolo al centro del mondo intero – invece che guardare prima alle necessità del mondo per poi arrivare a capire come di conseguenza comportarsi col singolo, affinché venga raggiunto il benessere di tutti.
Nel mio modo di vedere il mondo, al contrario, posso dirti che vedo tanta incoerenza, soprattutto come dici tu da parte di chi dovrebbe essere guida, e non mi riferisco solo al mondo politico, perché per me un buon politico, più che essere guida, dovrebbe essere un buon portavoce capace di organizzare e negoziare; inoltre si sa che l’uomo è per sua natura fallibile. Mi riferisco ancor più a chi investe un ruolo spirituale che davvero in certi casi dovrebbe assumere il ruolo di guida.
Mi rendo conto però che questo è solo il mio modo di vedere le cose e, se mi sento “stretta” in questa società e vedo la maggioranza delle persone a differenza mia essere serene, è perché forse c’è qualcosa in me che non va, non necessariamente negli altri.
Grazie comunque.
Apprezzo le tue critiche.
Reply this comment